Intervista a Stefania Molteni, photoeditor di Riders, su cosa parliamo quando parliamo di fotografia. Ritratto di Giorgio Serinelli

Lo Stato della fotografia
11 Feb 2014

Fotofotofoto. La fotografia è in crisi. Non pensate alle immagini che vedete sfogliando i giornali come al lavoro di un fotografo, provate a pensarle come l’esecuzione di un lavoro commissionato. Insieme a Stefania Molteni, photoeditor di Riders , vogliamo fare il punto sulla fotografia in Italia. Con questa intervista e con una rubrica che la Molteni firmerà a partire dalla prossima settimana.

Stefania Molteni

Sfogliando i maggiori magazine italiani mi sembrano sempre la stessa rivista e le immagini mi sembrano sempre le stesse. Perché? 

L’Italia ha paura d’osare. Tutti fanno un compitino che non dia troppo fastidio né al lettore né all’inserzionista. Si rimane su un concetto di mediocrità e si ha paura ad azzardare. Le riviste italiane erano più interessanti negli anni 80 a livello di immagine. C’è un appiattimento visivo dovuto alla grande ignoranza di molti fotografi che più di guardare due riviste non fanno. Fotografi che non conoscono spesso l’arte visiva, la pittura del 300, il cinema. Gente che non ha una storia visiva… Poi mi dispiace ma la fotografia è composizione. O sai comporre o non sai comporre. Se è squilibrata la foto è brutta.

Dici che non studiano? 

No, è che sono improvvisati.

L’editoria che ruolo ha? 

La colpa di questo appiattimento visivo penso che sia almeno del 60% delle riviste, dell’editoria. C’è paura a proporre al lettore qualcosa di diverso e non si vuole più educare. Le riviste non sono più educative, sono solo divulgative.

Qualcuno invertirà questa tendenza? 

No, temo di no. Penso che la situazione peggiorerà.

[pullquote] Le foto di Vanity a me non piacciono. Non rappresentano mai veramente le persone. Escono tutti finti, senza sentimento.[/pullquote]

Come vedi le riviste tra dieci anni?

Sai che non ne ho davvero idea…

 Io dopo Rolling Stone di Antonelli non ricordo più niente di rilevante nelle edicole…

Eh ma tu mi parli di una rivista che aveva una acquisizione di immagini dall’America… Un sacco di materiale spettacolare,  di spessore e decenni di storia. Oggi le riviste vogliono tutti i personaggi fotografati nello stesso modo. È avvilente. I fotografi adesso lavorano poco e guadagnano anche meno, forse alcune volte tuttavia dovrebbero saper dire di no.

 Come il caso di Jacopo Benassi, fotografo che ha postato su Facebook alcune sue immagini pubblicate su GQ stravolte nei colori dall’art director. Come mai?

Lì è stata sbagliata la scelta del fotografo,non puoi lavorare con Benassi e pensare di impaginarlo in quel modo. Benassi o lo pubblichi come scatta oppure scegli  un fotografo meno caratterizzato.

Forse è stato scelto perché oggi c’è un circolo ristretto di fotografi universalmente riconosciuti come validi e lui ne fa parte? Un circolino…

Mah… sì tipo il circolo Condé Nast. Esiste questa cosa, però boh che ne so… le foto di Vanity a me non piacciono. Non rappresentano mai veramente le persone. Escono tutti finti, senza sentimento. Tanto styling, tanto trucco, tutto bello però alla fine… A volte arrivano i fotografi e mi dicono: «Sai io ho lavorato con Vanity e GQ ». E allora? Anzi mi dà quasi fastidio perché vuol dire che sei già in un ottica visiva che a me forse non va bene.

 Ma i fotografi, coi pagamenti a tre mesi e i due spiccioli che prendono, sono sempre a piangere miseria e ne conosco davvero pochi che potrebbero ragionare cosi.

I fotografi mendicano… ed è sbagliato. Poi soffrono per aver fatto dei lavori che non li rappresentano. Sarebbe più onesto fare il fotografo come secondo lavoro. La sera faccio il pizzaiolo, però ogni tanto mi concedo il lusso di fare il fotografo. Ma il problema è che c’è troppa improvvisazione, manca gente che ha il mestiere in mano. Io ti farei vedere quanta gente c’è che deve fare un ritratto e non sa comunicare col soggetto. «Guarda a destra, guarda a sinistra»… ma che foto vuoi mai che sia quella? È solo la foto di uno che guarda in macchina. Non vale niente. Non c’è intensità, chi viene fotografato non è coinvolto e nemmeno il lettore, ahimè, potrà mai essere coinvolto. Poi mi sono rotta di queste foto sui fondi bianchi. Tutte uguali. Tutti che copiano ma di Avedon ce n’è uno solo, certo il fondo bianco può essere una salvezza in alcuni casi ma, devi comunque saper scattare… Tutti che si barricano dietro a scuse. «Eh ho avuto solo cinque minuti…». E allora? Se hai il mestiere in mano in cinque minuti la foto la fai. Se lavori con una rivista devi avere un approccio giornalistico, un minimo. E un altro problema sono quelli che si spacciano per agenti e non ci capiscono nulla… , non sanno nemmeno lontanamente cosa voglia dire essere agente di un fotografo .Va bene che il fotografo è un lavoro interessante e creativo ma è  soprattutto un lavoro manuale, è un artigiano il fotografo!

E le scuole di fotografia?

Mah… devi scremare tutte le buffonate mangiasoldi che sono la maggior parte.

[pullquote]I fotografi mendicano… ed è sbagliato. Sarebbe più onesto fare il fotografo come secondo lavoro[/pullquote]

 Però uno spende un sacco di soldi per tre anni di IED e magari impara a usare le luci…

Il problema è voler copiare i grandi maestri. Si impara a replicare… Che fai copi LaChapelle che ci mette mesi a creare un set? Lo rifai con due lucette? Poi si impara a copiarsi anche tra fotografi. Due anni fa facevano tutti l’Ultima Cena ti ricordi? L’ha fatta uno e poi di fila l’hanno fatta tutti e le foto facevano tutte cagare… Poi c’è il momento World Press e giù coi reportage di guerra. Ogni anno la foto che vince è uguale a quella dell’anno prima. Sembrano tutte o Madonne con bambini in braccio colpite da luce drammatica ( vai a leggere un post di Smargiassi proprio su questo tema). Santodio World Press Photo è fotogiornalismo, io non devo dire «che bella foto» devo dire «ma che sta succedendo in quel paese»? È fotogiornalismo! A me fa strano che il soldato in Afghanistan o in Iraq sia cosi perfetto con quella luce così figa… ma falla in studio sta foto allora se lo devi ritrarre così! Io mi chiedo come mai chi fa questa selezione non la fa pensando a raccontare un avvenimento.  I primi premi sono quasi  sempre di fotografi rappresentati da grosse agenzia

Dici Contrasto, Getty…? 

Eh sì. Ma non voglio sottintendere niente, solo che vincono sempre loro e non un qualsiasi Mr White e la cosa mi sorprende. L’unica cosa che ha ancora una forte dignità del World Press Photo è la fotografia sportiva, ecco… quella si che che ben rappresenta l’avvenimento. Il mestiere ormai è romanticizzato, mistificato. Fare il fotografo è figo. E un sacco di fotografi si sentono davvero dei geni e nemmeno propongano più le storie, tanti sono ancora nei primi anni duemila quando la rivista ti chiamava. Adesso non riescono a proporre qualcosa di valido a una rivista che a loro piace. Hanno paura e sono pigri. Io ho avuto gente che mi veniva a parlare e non aveva mai visto il giornale…

Ok ma i giornali in tutto questo? Perchè li fanno lavorare? Perché li fate lavorare? Potete rischiare qualcosa anche voi photoeditor o avete le mani legate?

Noi photoeditor non siamo esattamente quelli che decidono per ultimi che foto usare. Io commissiono un lavoro ma non siamo il New York Time Magazine dove una figura professionale come la mia ha un valore riconosciuto e per scegliere la foto di copertina ci si mettono otto ore di media. Solo per la cover… capisci che valore dai all’immagine no?

 Tornando ai fotografi io vedo che spesso sono delle vere webstar…

…Ecco! per me non è una fonte di credito. Io sono estremista ok. Non frequento l’ambiente dei photoeditor per scelta, ma bisogna svecchiarsi anche noi. Penso che sia più utile un photoeditor che sta stare su un set rispetto a uno che alza il telefono e commissiona il lavoro e basta. Allora ciao… Le persone non hanno da entrambe le parti la curiosità e la voglia di migliorarsi, c’è una sorta di mediocrità generale. Tutti sono top e se uno mi critica è uno stronzo. Se vuoi fare il fotografo puoi… fallo! trova la tua strada ma non copiare e basta. Perché se uno trova il suo modo di raccontare con le immagini magari trova anche i clienti… Poi molti si vendono a prezzi troppo bassi. Si svendono.

Ma tutto sembra fatto in nome dei lettori, del pubblico. Ci sta che nessuno sia contento di ste foto oppure è una scusa per giustificare la pigrizia di tutti?

Eh ma tutti pensano che lettori e spettatori siano piatti. Li devi abituare alla visione del bello! Fare così è un modo per giustificarsi, certo. Poi sai il sistema editoriale ha dei grossi problemi. Anche economici. I direttori hanno da rapportarsi con situazioni davvero dure da gestire. Ci sono delle dinamiche a cui prestare attenzione, c’è da far contenti quelli della pubblicità. Dinamiche che ci sono sempre state, solo che ora con la crisi economica si sono acutizzate e prima si facevano dei prodotti editoriali un po’ più belli. Ora in linea generale sono bruttarelli, anche nei contenuti.

[pullquote]Va bene che il fotografo è un lavoro interessante e creativo ma è anche e soprattutto un lavoro manuale, è un artigiano il fotografo![/pullquote]

Ok ma la colpa di chi è? Oltre dei fotografi dico. Anche sopra i direttori mi chiedo gli editori sono contenti?

Ma sai, in Italia che editori ci sono? Rcs? Che è, un editore? No! È una società! Ci sono di mezzo investitori e capitali. L’editore puro e romantico a cui ti riferisci forse pubblicava per il pubblico. Adesso ci sono delle società che devono fare profitto e grazie a loro e al profitto io ho uno stipendio e mi va bene. Solo che tra fare profitto e basta oppure farlo magari un po’ meno ma con un prodotto valido potrebbe esserci una via di mezzo. Non penso che le edicole chiudano perché le riviste costano due euro, penso sia una scusa. Reinventiamo il modo di fare i giornali! Riparametriamo tutto. Reinventiamoci anche la carta! Facciamoli in formato piccolo sti giornali non devono esser tutti grossi così! Insomma non si vede nessuno che rischia, ma nemmeno nessun impreditore che si prende dei rischi. Tutto U G U A L E. Si sta e si aspetta, un approccio alla vita molto italiano e io in questo sono seneramente anti italiana anche se mi si spezza il cuore a vedere tutte le persone in gamba di questo Paese che non riescono a muovere un passo.

 È una questione di coscienza allora?

(sorride)

 Ok allora ti chiedo, chi è che porta avanti un lavoro di ricerca?

Diciamo che se fai editoria già di ricerca fotografica non ne fai. Però non vedo tanti nomi oltre a Jacopo Benassi. Secondo me lui è un artista.

Che ne pensi di tutto quel leccaculismo su Facebook nei confronti dei fotografi webstar? Sembra che per entrare in quella élite di fotografi devi essere taggato in una foto o essere uno dei nomi in evidenza tra i primi like.

Sì, ma di fatto secondo me questa élite in Italia non esiste. Non c’è più. Nessuno emerge su nessuno. Ci sono dei buoni fotografi e per fortuna quelli bravi non devono leccare culi a nessuno. Tanti fotografi italiani sono pigri non guardano cosa c’è in giro. Sto vedendo dei lavori fatti da cinesi che sono veramente molto interessanti.

Eppure proprio nei periodi di stanca si creano delle sottocorrenti dove la creatività emerge, no?

Mah.. io trovo che non ce ne siano. Vedo tendenze ma non altro. Qualche anno fa venne fuori Sartorialist che era bello, adesso vedi centomila tizi che lo copiano alle sfilate… c’è una vera e propria omologazione. Noi siamo dei privilegiati, rendiamocene conto. Noi che fotografiamo, che scriviamo… quindi mi si spezza il cuore a vedere solo gente che timbra il cartellino. Poi la tristezza è la gelosia che vedo in questo campo. Chi sa non vuole condividere il suo sapere. Poi basta guardare al passato come fonte di stimolo. Guardiamo il presente.

 Ok allora ti chiedo: come possono cambiare le cose?

Forse che a un certo punto non ci fosse più bisogno dei fotografi. Lavori solo con gli illustratori o metti UNA foto. Oppure usi le foto del cellulare, tac… via il fotografo! e allora lì deve accadere qualcosa. Immagina una rivista con quei blocchi di testo e senza tutte quelle immagini. Forse a quel punto un fotografo delle domande se le fa e magari si chiede anche se quello è il suo mestiere.

[pullquote]Tanti fotografi italiani sono pigri non guardano cosa c’è in giro. Sto vedendo dei lavori fatti da cinesi che sono davvero molto interessanti.[/pullquote]

 Perché non fai la fotografa allora e la salvi te la fotografia?

Non posso. C’ho provato, ma mi sono resa conto che sarei stata una fotografa mediocre come tanti altri, quindi ho evitato di farlo. Guardavo le mie foto e dicevo «belline… ma…»

Eh vedi è il concetto del bello il casino. Perché sembra che se sai riprodurre quelli che sono i canoni del bello nel senso accettato del termine allora hai i requisiti per essere fotografo. Vero?

Sì. Secondo me i fotografi devono prendere un sacco di mazzate. Fino a che non trovano quale è la loro strada. Se non la trovano non devono fare il fotografo.

 Togliere internet e la fotografia sui social sarebbero un buon rimedio?

No. Io sono a favore di internet e dei social che ti danno modo di scoprire tanto ma solo se hai voglia di cercare e vedere.

 Ma in Italia chi ti piace?

Benassi, Thorimbert (silenzio) e Locatelli. Riguardo a quest’ultimo sono davvero contenta che abbia vinto recentemente un premio fuori dall’Italia.

E quelli che potrebbero dare di più?

(ride) tanti. Per esempio Maki Galimberti: tempo fa era avanti e poi tutti l’hanno copiato. La stessa cosa che è successa a  Max&Douglas. Quindici anni fa quello stile era bello e quindi ok, ma chi lo copia adesso fa ridere. Fatemi vedere quegli scatti senza tutta quella postproduzione, vediamo che c’è sotto.

 Nelle riviste chi fa bene?

La Morosini di Wired è brava!!

 E i danni nelle riviste chi li fa?

Ah.. io trovo che nei femminili ci sia uno scempio totale. I maschili ormai sono deprimenti ma i femminili che avrebbero mille potenzialità riescono a tirare fuori queste faccette in posa… tristi. Mi piace D di Repubblica , però è un mondo a parte. Poi Elle e MarieClaire fanno cose belle ma fuori da questo c’è una noia mortale. Come perdere la cellulite… che palle.

Il top per la fotografia editoriale quale è?

Vogue America , Vogue Giappone e Harper’s Bazaar . Totalmente. Fuori da questo io consiglierei di leggere solo Topolino, che è rimasto onesto.

Sai che Bukowski di Topolino diceva: «è un figlio di puttana con tre dita e senza anima che non fa mai un cazzo».

(ride) Beh anche Bukowski non è che stesse tanto bene eh. Ah scusa! Voglio aggiungere una cosa: un elogio ai fotografi di still life. In quel settore c’è ancora tanto da dire. C’è gente notevole, la vedi la gente che mette l’anima nello scatto. C’è tanta bellezza.

Il reportage quindi ti infastidisce più di tutto.

È sputtanato. Grandangolo spanato e 24-70 della Canon e nuvoloni carichi di contrasto, in qualsiasi parte del mondo ci sono sti cieli coperti da maschere contrasto. E poi l’altro genere horror è il ritratto. Tutti in posa con la boccuccia! ihhhh…. Da menzionare anche i servizi con quelli buttati a terra a pancia in su tipo morti. (ride) Non sai che fare? C’è un prato e metti il soggetto a terra. Che cagata! La Boccuccia e il Morto sono due categorie horror.

Ma voi photoeditor ne parlate mai di ste robe?

C’è Grin, l’associazione dei photoeditor ma io non frequento.

Che è, tipo la Coverciano dei photo editor?

È un punto di riferimento, ma non so dirti molto di più

Che ne pensi che forse chiude lo Spazio Forma?

Mah… a me sconvolge di più che chiuda Lo Smeraldo per metterci un negozio di alimentari. Scherzi a parte… È un peccato che chiuda Forma, vuol dire che nella municipalità di Milano non c’è interesse per un polo della fotografia, ma forse servirebbe qualcosa di più grande di Forma, di più strutturato, che vada oltre Milano, che rappresenti l’Italia. Una roba come l’ICP di New York.

Ray Banhoff

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