Aforismi, fiammate, frecciate, schizzi di genio del più ruggente cazzuto controtutto protopunk francese. Tutti riassunti in uno stupendo libro di stampa alternativa by Marcello Baraghini

Silenzio! Céline tuona!
6 Lug 2017

“Sono stato il più coglione dei francesi, io… Mi hanno tolto tutto quello che avevo, e buttato nel cesso i miei manoscritti […]. Di tutto, non mi restano che dispiaceri. Ho una figlia di trentacinque anni, mio genero mi detesta; ho cinque nipotini che non ho mai visto. Va bene lo stesso. Dispiaceri, sì, dispiaceri”.
Queste parole sono di Céline, in risposta a un’inchiesta di Arts del novembre 1956. Io le ho lette su un testo che mi ha regalato “l’editore all’incontrario” (come si definisce lui) Marcello Baraghini, quando sono andato a trovarlo nella sua libreria a Pitigliano, la libreria Strade Bianche, una libreria totale, l’unica in Italia che ospita tutti i libri di Stampa Alternativa.


In realtà, Marcello mi ha regalato tre libri, quelli che ho scelto dieci minuti dopo essere entrato. Mi ha detto (magari non in questo ordine preciso): “Non so se li hai scelti casualmente… questi sono tre libri che formano un’unico libro, questi tre sono il trittico, te li regalo per il lavoro che stai facendo”. Il lavoro che stavo facendo devo ancora pubblicarlo. Appunti, filmati, foto; si tratta di un reportage, più o meno. Entro agosto sarà online. Perché ci sto mettendo così tanto? Cazzo, non lo so, non ho una risposta precisa, ma in questi due mesi ho dovuto arginare alcune responsabilità professionali (rotture di coglioni e cazzate di ogni genere… è paradossale, o forse no, ma più non ambisci “a nulla” e più cercano di attaccarti la pezza, la scalata verso il successo, con quell’entusiasmo da linkedin che mi atterrisce). Insomma, si finisce per relegare il piacere au bout de la nuit, e poi ci chiediamo perché siamo messi così. Sto parlando come un vecchio stronzo, chiedo venia, sarà perché ho smesso con le sigarette: scrivere senza fumare ha i suoi effetti collaterali (da qualche mese ne fumo un paio al giorno, mi faccio di determinazione che neanche Phil Anselmo su Mouth of War).

Céline non esiste più, i miei libri non si vendono più, dicono che sono superato

Dicevo del “trittico” voluto da Marcello (mi ha detto che commissiona raramente i libri)… è composto, appunto, da tre libri:
Lei delira, signor Artaud (un sillabario della crudeltà) di Pasquale di Palmo;
Alfabeto Camus (lessico della rivolta) di Antonio Castronuovo;
Maledetto Céline (un manuale del caos) di Stefano Lanuzza.

Da quest’ultimo, ho voluto estrapolare una piccola parte dal capitolo Lessico Céliniano. Céline come ‘Nouveau Philosophe’. Il pretesto me lo ha servito il calendario: il 1 luglio è stato l’anniversario della sua scomparsa. 

E niente, prima di mollarvi alla lettura, vi dico di andare a trovare Marcello, di cercarlo, seguendo quelle strade bianche, tra quei panorami di tufo che ti toccano più il culo che il cuore; e di diventare suo complice, ne vale la pena, mica per i libri che ti regala, ma per quello che ti lascia quando resti solo e non sai come uscirne.

L come Louis, L come Lavoro, Letteratura e Libri

Il Lavoro-salvezza! il Lavoro-feticcio! Lavoro-panacea-dei-disgraziati! […]. Lavoro in tutte le salse!… Le masse al lavoro! brutta troia! I padri al lavoro! Dio al lavoro! l’Europa al lavoro! La Galera per tutti! I figli al lavoro! […]. Scusate!… Scusate!… bisogna riflettere!… bisogna chiedersi dove questo ci porta… se tutto ciò non sia impostura.
(La bella rogna)

Sono stato il più coglione dei francesi, io… Mi hanno tolto tutto quello che avevo, e buttato nel cesso i miei manoscritti

Letteratura contemporanea, catafalco in rovina, cadavere senza domani […], mille volte più antipatico della verdastra, autentica, ronzante, colante carogna… letteratura, insomma, assai più morta della morte stessa…
(Bagattelle)

Nella mia biblioteca ci sono libri di tutti i generi; ma se andate ad aprirli rimarrete molto stupiti. Sono tutti incompleti; alcuni non contengono più, tra la rilegatura, che due o tre fogli […]. Chiedo scusa, io leggo con le forbici, e taglio via tutto quello che mi dà fastidio. In questo modo le mie letture non mi offendono mai. Dei Loups ho tenuto dieci pagine; un po’ meno del Voyage au bout de la nuit. Di Corneille ho tenuto tutto Polyeucte e una parte del Cid. Del mio Racine non ho soppresso quasi niente. Di Baudelaire ho tenuto duecento versi e di Hugo un po’ meno […]. Di Proust il pranzo della duchessa di Guermantes, la mattina di Parigi nella Prisonnière.
(L.F. Céline, “Candide”, 16 marzo 1933)

F come Ferdinand, F come Felicità, Filosofi, Folla

La felicità in terra consisterebbe nel morire con piacere nel piacere… Il resto è niente, è la paura che non osiamo confessare, è l’arte.
(Viaggio)

La gran pretesa della felicità, ecco l’enorme imbroglio! Ciò che complica la vita intera! Che rende le persone così velenose, canaglie, insopportabili. Niente felicità nell’esistenza, solo infelicità più o meno grandi, più o meno tardive, evidenti, segrete, differite, striscianti…
(Mea culpa)

I Filosofi!… le idee sono la loro industria!… s’arruffianano i giovani, con quelle! Se li manipolano!… i giovani sono pronti a buttar giù qualsiasi cosa… per loro tutto quanto è: formidaaaabile! Così gli riesce facile a quei papponi! L’appassionata stagione della gioventù passa ad arraparsi e a farsi gargarismi di “ideae”!… di filosofie, per dir meglio…
(Colloqui con il professor Y)

Cosa chiede tutta questa folla moderna? Chiede di mettersi in ginocchio dinanzi all’oro e allo sterco!… Ha il gusto del falso, dell’artificioso, della fesseria imbottita […]. Di colpo la si rimpinza e ne scoppia.
(Bagattelle)

C come Céline, C come Chiesa, Comunista, Coscienza di classe

La prima gang? La Chiesa! Il primo racket? Il primo commissario del popolo? La Chiesa! Pietro? Un Al Capone del Cantico! Un Trockij per mugichi romani! Il Vangelo? Un codice di racket… […]. La connivenza ebraicocristiana prelude al grande scempio ebraicomassonico…
(La scuola dei cadaveri)

Cosa chiede tutta questa folla moderna? Chiede di mettersi in ginocchio dinanzi all’oro e allo sterco!… Ha il gusto del falso

Comunisti non si diventa. Bisogna nascere comunisti o rinunciare per sempre a diventarlo. Il comunismo è una qualità dell’anima. Uno stato d’animo che non si può comprare.
(La scuola dei cadaveri)

La coscienza di classe è una sciocchezza, un’invenzione demagogica. Ogni operaio chiede solo d’uscire dalla classe operaia, di diventare borghese nel modo più individuale possibile, con tutti i più schifosi privilegi, con gli stessi implacabili egoismi, gli stessi pregiudizi ancora più radicati, le stesse crudeltà, le stesse smorfie, con tutte le tare, con la stessa avarizia e infine con odio per la stessa classe operaia!
(La scuola dei cadaveri)

Dentro non ci trovate solo il lessico, ma tanti altri contenuti che meritano. C’è anche Un’autobiografia… Quasi. Ecco un passaggio: “Passa l’Esposizione universale di Parigi del 1900, anno d’inizio della modernità come del mio ingresso alla scuola comunale, e, nel 1908 e 1909, dopo il conseguimento, nel 1907, della licenza media, mi faccio due viaggetti con soggiorno: il primo in Germania (Volksschule di Diepholz, Bassa Sassonia; e a Karlsruhe da settembre a dicembre 1908) e il secondo, 1909, in Inghilterra (Rochester e dalle parti di Ramsgate, Broadstairs)… Sapendomi pessimo studente, i miei mi preparano a un lancio nel dorato mondo del commercio; e pretendono che impari le lingue.
Non vi nascondo che profitto delle occasioni per perdere, a Diepholz, la verginità con la mia affittacamere (per questo, mi cacciano dalla scuola) e, in Inghilterra, per spassarmela anche più allegramente… E come dimenticare, nel Meanwell College di Rochester, la moglie del direttore, la bella bellissima Nora Merrywin. La immortalo così, in Morte a credito: “Aveva un culo ch’era una meraviglia, non solo un bel faccino… Una bombettina compatta aggiustata a puntino, non grossa né piccola, aderente alla gonna, una festa di muscoli”.
Ero un ragazzino indiavolatamente precoce, io: lo scrive tale Marcel Brochard su L’Herne… Nora? Lei poi si suicida.

@polpoincanna

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