Libri da NON leggere/ Cuore Primitivo di Andrea De Carlo. Un pippone mieloso con una trama ridicola e nomi ridicoli (Questa è una Rubrica di Servizio, per farvi risparmiare tempo e soldi e spenderli, chessò, in escort o accessoristica varia)

L’ultimo libro di De Carlo
22 Gen 2015

foto-AndreaDeCarlo-per-Greenpeace

Sorriso acchiappafighe dell’autore con strano strumento in mano

Sono contento di poter scrivere la recensione del nuovo libro di Andrea De Carlo. Sono contento soprattutto di non averne letta neanche una pagina. Ebbene sì, sfatiamo il mito che i libri per essere letti debbano essere letti. Ne ho letti tanti di De Carlo (non è uno scherzo, ne ho letti più di tre: Treno di Panna, Due di Due, Arcodamore, Uto, Di Noi Tre) questo non aggiungerebbe niente a nessuno di loro. Mi basta navigare sul suo sito per capire di fronte a cosa sono capitato: «Mara Abbiati, scultrice di grandi gatti in pietra, e suo marito Craig Nolan, famoso antropologo inglese, hanno una piccola casa di vacanza a Canciale, paesino ligure arrampicato tra il mare e l’Appennino. Un mattino di luglio Craig sale sul tetto per controllare da dove sia entrata la pioggia di un violento temporale estivo, e ci cade attraverso, quasi spezzandosi una gamba. Alla disperata ricerca di qualcuno che gli aggiusti la casa, i due vengono in contatto con Ivo Zanovelli, un costruttore che gira su una Bonneville nera e ha molte ombre nella vita». Ecco la trama.

Il paesino ligure è arrampicato tra il mare e l’Appennino. Arrampicato. Ecco come si fa lo scrittore, si butta lì la parolina

Tutto fa cagare, i nomi per esempio: Craig Nolan, Mara Abbiati, Ivo Zanovelli. Gesù Cristo. C’è un po’ di internazionale, un po’ di nazionale, un po’ di niente, sembrano generati con un codice html. Lei fa la scultrice di gatti in pietra… (devo aggiungere altro?). Così come la trama, non riesco nemmeno a leggerla ora che ho fatto copia e incolla. Il paesino ligure è arrampicato tra il mare e l’Appennino. Arrampicato. Ecco come si fa lo scrittore, si butta lì la parolina. È mediocre anche la scelta geografica, sarà un posto dove ha una casa per le vacanze o dove ficcava una. Perché lui ha bisogno di creare il set, lo spazio narrativo in cui far muovere i personaggini. E qui c’è tanto da capire. È così stereotipato questo concetto di letteratura che non ha niente a che fare con la letteratura. Qui i luoghi e i nomi sono funzionali al personaggio e non viceversa. De Carlo in tutto il suo sforzo di cercare di mascherare la stessa storia che racconta da sempre, prova a cambiare i nomi e i luoghi ma il risultato non cambia. È un corpo zoppo che si nasconde dal plagio a se stesso e riesce ad arrancare da Milano fino al massimo alla Liguria.

L’unica cosa che mi viene in mente è Andrea De Carlo che passeggia per via Torino a Milano il giorno di una presentazione del suo libro. Aveva un giubbino verde, un sacchetto bianco con dentro un malloppo di mattoni di Villa Minchiaphora, il suo ultimo pippone. Lo guardavo dopo aver partecipato a un incontro con i fan. I libri se li portava in giro per le varie redazioni del suo tour promozionale per regalarli alle fighe. Sempre sorridente e servile come un topino thailandese di quelli che ti aprono le porte nei resort cinque stelle. Sempre così scrittore. È come se la realtà fosse Springfield, il paesino allegorico dei Simpson dove ognuno ha un ruolo: ecco lui ha il ruolo di scrittore. Quello fa. Tante pagine, tante, le accumula. Più ne scrive e più è scrittore. I presentatori tv quando ricevono in mano il suo libro dicono: è bello grosso amico, sei proprio uno scrittore. E lui fa si con la testa e il suo sorriso da topino. Ce lo scrive anche sotto al titolo di solito: romanzo. Lo specifica. Perché non è uno scrittore del cazzo alla Fabio Volo, no! Lui è un romanziere. Dostojievski, Tolstoj… lui fa il lavoro di quelli. Mica pizza e fichi.

Figa ne leggi uno dei libri suoi li hai letti tutti. Il plot è sempre cazzo/fica. Tanta filosofia per parlare solo di cazzo/fica. E con quel tono mieloso che hanno i cinquantenni che vogliono fottersi le venticinquenni. Quel tono da maestri di vita. Sai bimba io fotto te ma è quasi più per fottere me stesso. Col cazzo! Tu vuoi solo fottere lei, di te stesso non te ne fai niente!

Tutto fa cagare, i nomi per esempio: Craig Nolan, Mara Abbiati, Ivo Zanovelli. Gesù Cristo. C’è un po’ di internazionale, un po’ di nazionale, un po’ di niente

De Carlo, cazzo hai fatto il giudice nel talent più brutto della storia in tv te e quegli altri due disperati che ti avevano affiancato a leggere quelle robacce e a insegnare quei concetti brutti a quella povera gente, hai pisciato sulla storia della letteratura mondiale, giusto li ti potevano chiamare scrittore. Ma tu fai bene a prenderli tutti per il culo e a poterti pagare vacanze, cene, donne, vestiti con i soldi di quel monte di babbioni che ti comprano. La colpa mica è tua, tu sei un genio del riposizionamento sociale. C’è posto in Italia per quattro-cinque De Carlo, forse meno. Quanti saranno mai gli scrittori che vendono quanto lui, che vanno a Che tempo che fa? Che sono venduti pure all’Esselunga? Saranno quattro cinque. Faletti è morto quindi saranno quattro. Pensate il livello di tessuti sociali perforati da De Carlo, è inimmaginabile.

Però ecco non riesco a spiegarmi IL LETTORE di De Carlo. Non me lo immagino. Esiste davvero? Come può a qualcuno fottere qualcosa di quelle storie del cazzo che scrive?

Cioè se lo comprate prima di andare al mare perché siete dei sotto acculturati e non sapete che esistono anche altre possibilità allora ok, ma ecco non riesco proprio a immaginarmi uno che aspetta l’uscita del nuovo romanzo di De Carlo. Cioè un attimo, me lo immagino ed è il classico tipo con cui non vorrei mai avere un cazzo a che fare. Frocio represso, finto intellettuale, ammorbante pesantone, uno col gusto dell’orrido, figa scialba, figa che si documenta solo su Vanity Fair, coglione.

A ciascuno il suo. Il voto al libro è libero. De Carlo comunque vince su tutto.

Per me è NO!

 

Emilio Periferico

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