Ovvero come svegliarsi il martedi mattina, riflettere se sta per iniziare la guerra, mentre le vecchiette giocano alle slot e i nostri amici non trovano una donna. Foto: di tasca mia

L’orrore Kurtz… l’orrore
17 Feb 2015

Signora

Siete anche voi di quelli che entrano nei bar e si soffermano a osservare le signore anziane che giocano alle slot machine? Se ne stanno lì, di spalle, a cliccare ripetutamente e spariscono nel silenzio un po’ imbarazzato dei clienti che si concentrano nei loro caffè. Fino a che vedevo gli uomini abbrutirsi così ero in uno schema di tolleranza, vederlo fare a delle signore dell’età di mia mamma devo ammettere che mi ha disturbato. Come se agli uomini il beneficio di degenerare fosse concesso pubblicamente, ora invece vige una grigia parità. Stamani ho pensato che non c’è tanta distanza tra me e loro, tra loro e i miei amici, tra loro e voi. Parlo con i miei amici, sono come delle sentinelle per me. Vivono in posti diversi, lontani e non si conoscono l’uno con l’altro. Il mese scorso ho scoperto che su di loro circa uno su cinque sa cosa è l’ISIS. Poi osservo le bachece di Facebook (Twitter non lo usano) impestate di vacuità (la mia è piena di gattini). Ieri sera mi sono soffermato sullo status di uno che conosco riguardo al pericolo di attacco missilistico su Roma. Diceva: siamo in guerra. In realtà al momento c’era solo stata una dichiarazione spaccona di uno abbastanza incazzato del califfato, il pericolo c’era, era possibile e la paura di uno scud che arrivi su Roma dalla Libia era realistica verosimilmente.  Ma non siamo in guerra, almeno lo siamo sempre ma in via sileziosa e inufficiale e non lo siamo ancora. Siamo l’occidente no? Mi ha sorpreso vedere che nessuno dei miei amici sapesse dell’ISIS in Libia.

Il mondo ci sta succedendo un attimo, dobbiamo essere forti ad ammetterlo. Non possiamo sempre invocare una guerra, un evento esterno a noi, l’invasione degli arabi, i marziani, il tumore che ci vengano a scuotere.

Percepisco lo scontento in persone che non avrebbero reali motivi di scontento se non quello derivato dai propri insuccessi personali. Ho anche amici che sono emigrati come gesto dimostrativo di questo scontento e ora se ne stanno in altri paesi a lavorare su lavori duri, pagati poco, con gli stessi sbattimenti che ha chiunque la sera quando torno a casa ne’ più ne’ meno: non hanno voglia di cucinare, sognano le vacanze, sognano una donna, sognano cose più grandi per loro etc. Le nostre bacheche vivono di slogan. Amo la frase di una mia amica che conosciuto un ragazzo visto sino a quel momento solo online gli fa: allora sei come su internet!

Ci sono quindi i miei amici nella realtà e i miei amici su Facebook. Penso da sempre che Facebook sia esattamente la realtà, non una sua protesi finta, la volontà di non fissare lucidamente il dubbio e di volerlo abbellire con degli orpelli. Penso sia anche giusto avere una valvola di sfogo del genere.

Il problema è: che succederà quando avremo tutti la necessità di essere realistici in entrambi i mondi: quello digitale e quello di carne? Me lo ha ricordato Marlon Brando nel monologo sull’orrore di Apocalipse Now, questo:

Ricordo quando ero nelle forze speciali,
Sembra siano passati mille secoli.

Siamo andati in un accampamento per vaccinare dei bambini;
Andati via dal campo,
Dopo averli vaccinati tutti contro la polio,
Un vecchio in lacrime ci raggiunge correndo, non riusciva a parlare,
Allora tornammo al campo,
Quegli uomini erano tornati e avevano mutilato
A tutti quei bambini il braccio vaccinato.
Stavano lì ammucchiate, un muchio di piccole braccia,
E, mi ricordo che ho pianto, io…ho pianto come…
Come una povera nonna,
Avrei voluto cavarmi tutti i denti.
Non sapevo nemmeno io cosa volevo fare,
Ma voglio ricordarmelo,
Non voglio dimenticarlo mai,
Non voglio dimenticarlo mai.

E a un certo punto ho capito,
Come se mi avessero sparato,
Mi avessero sparato un diamante,
E un diamante mi si fosse conficcato nella fronte,
E mi sono detto, Oddio, che genio c’era in quell’atto
Che genio, la volontà di compiere quel gesto.

Perfetto, genuino, completo, cristallino, puro.
Allora ho realizzato che loro erano più forti di noi
Perché riuscivano a sopportarlo.
Non erano mostri, erano uomini, squadre addestrate, questi uomini avevano un cuore,
Avevano famiglia, avevano bambini,
Erano comi d’amore
Ma avevano avuto la forza…
La forza di farlo.
Se avessi avuto 10 divisioni di uomini così,
I nostri problemi sarebbero finiti da tempo.
C’è bisogno di uomini con un senso morale.
E allo stesso tempo capaci di utilizzare
Il loro primordiale istinto di uccidere
Senza sentimenti, senza passione, senza giudizio,
Senza giudizio!!! Perché è il giudizio che ci indebolisce.

Cosa ci succederà quando dovremmo conciliare questi due mondi? Quando nessuno ci darà più la possibiltà di distrarci?

Signorra_2

Penso alla politica, ai giornali ammassati nelle edicole, alle ragazze che tornano a casa la sera e non amano più il loro fidanzato, ai sogni e ai viaggi rimandati perché non hai i soldi il tempo la testa. L’unico mio rammarico è vedere Jim Morrison che urla We want the world and we want it now! e pensare che oggi nessuno in Europa possa più urlare possa più niente del genere. Non lo urlano i rapper che parlano di cazzate tra di loro, non lo urlano i giovani attivisti politici che sposano cause di paesi lontani di cui non sai nemmeno la posizione sulla cartina geografica, non lo urlano gli intellettuali che promuovono idee di cultura da setta che si riunisce dopo la quinta ora fuori dal liceo.

Percepisco lo scontento in persone che non avrebbero reali motivi di scontento se non quello derivato dai propri insuccessi personali.

Il mondo ci sta succedendo un attimo, dobbiamo essere forti ad ammetterlo. Non possiamo sempre invocare una guerra, un evento esterno a noi, l’invasione degli arabi, i negri, i marziani, il tumore che ci vengano a minacciare. Non possiamo rilegare agli altri questo nostro sacrificio. Per questo nella bio di WNR c’è scritto: l’ultimo barlume di lucidità prima del Grande Nero. Il Nero è già là fuori ragazzi, lo sentite anche voi e vi viene un brividino a pensarci. L’unico modo per sconfiggerlo? Non allontanatevi da noi quando ci metteremo in marcia. Trovate il coraggio di non controllare compulsivamente WhatsApp, condividete meno, scrivetevi gli incubi che fate la notte su un quadernino. L’altro giorno in ufficio ho detto a tutti una frase di Lao Tsu: Per vincere devi prima capitolare, perdere tutto. Tutti hanno annuito stupiti, sì sì è vero.

La frase me la sono inventata io al momento, o forse me l’ha detta una ragazza che ora non mi parla più o forse la scrissi due anni fa. Nessuno gliene frega nulla della frase, l’importante era il senso. Dobbiamo capitolare. Ecco, ci sono delle bugie buone e tutto vale se è per la Causa.

Ray Banhoff

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