Mamme, genitori, ecco come i vostri figli maschi diventano maschi. Un racconto su:

La prima goccia bianca che spavento
9 Mar 2017

“Eleonora si sta vestendo, prendi un po’ di crostata intanto che aspetti. L’ho fatta questa mattina, è con la marmellata di albicocche, ti piacciono le albicocche? A Eleonora piacciono tanto le albicocche…”

E lui che non sapeva neanche cosa dire. Come si rispondeva al quotidiano, non lo sapeva.
Lui che avrebbe voluto solo alzarle quel vestitino, toccare quelle cosce abbronzate. Quel culo di mamma.

Nella carne di un ragazzino la vita ci entra di prepotenza

“Fa un caldo oggi”, si raccolse indietro i capelli con entrambe le mani, affacciando le tette al mondo intero.
Quei capezzoli e quel tono di voce. Avrebbe voluto farsi una sega all’istante.
“Grazie.”
Non gli piaceva la marmellata di albicocche. A lui piaceva la Nutella spalmata sul pan carré.
“Ti piace?”
“Molto.”
Mangiava la crostata. Mangiava, mangiava.
Rosa gli passò vicino. Gli accarezzò la testa con la mano scompigliandogli un po’ i capelli. Si diresse verso la stanza della figlia.
Lui si guardò in mezzo alle gambe. Avrebbe voluto accarezzare il seno di Rosa con la punta del cazzo. Più ci pensava e più lo sentiva tirare. E temeva: da qualche settimana c’era il rischio di sporcarsi.

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“Eleonora viene tra un attimo.”
Anch’io…
“Sì, grazie signora.”
“Vuoi ancora un po’ di crostata?”
Vorrei mordere i tuoi polpacci.
“Sì, no… È davvero buona ma…”
“Tieni, non fare complimenti. Sei pronto per la partita di domani?”
“Sì-sì, prontissimo”.
La guardava e mangiava. Mangiava, mangiava.
Eleonora uscì dalla stanza e si avvicinò a lui. Gli diede un bacio sulla guancia per salutarlo e il suo coso si ammosciò.
Corse subito ai ripari: guardò Rosa impegnata a bagnare le foglie dell’oleandro con uno spruzzino. Era lì, chinata. “Posso andare in bagno?”

Vide gli asciugamani per il bidet. Prese quello azzurro e ci sprofondò la faccia. Cominciò a leccare. Si sentiva la lingua come una fettina impanata

Lo raggiunse rapidamente e chiuse la porta. Prese ad annusare gli accappatoi. Trovò quello di Rosa: trovò il suo odore. Si slacciò i pantaloncini e iniziò a masturbarsi. Tutto quel sangue che gli pompava la cappella… Si guardò intorno. Vide gli asciugamani per il bidet. A Rosa piacevano i colori del cielo. Prese quello azzurro e ci sprofondò la faccia. Cominciò a leccare. Si sentiva la lingua come una fettina impanata, ma non riusciva a smettere. Poi l’arrotolò intorno al cazzo.
Con la coda dell’occhio vide i trucchi disposti con gusto sul mobile del lavandino. Pensò alle sue cosce, al suo profumo, a quell’aria da femmina.
Sentì la sua fica abbracciagli il pisello. Strinse l’asciugamano. Blow-up.
Qualcuno bussò alla porta del bagno, l’ansia bussò nella sua testa. Afferrò l’asciugamano e senza pensare a quel che stava a fare lo gettò dalla finestra. Si tirò su i pantaloncini, si sciacquò la faccia e uscì.
“Andiamo? Sotto c’è Mario che ci sta aspettando…”. Era Eleonora.
Passarono davanti alla cucina.
“Mamma vado al campetto!”
“Non fare tardi, c’è anche tuo padre oggi.”
Lui si voltò per cercare il suo sguardo. Trovò il suo sorriso.
Come sei bella Rosa.
Una volta in cortile, corse veloce dall’altra parte del palazzo. Eleonora e Mario lo guardarono senza capire. E in fondo neanche lui capiva. Nella carne di un ragazzino la vita ci entra di prepotenza.
Raccolse l’asciugamano.
Lo annusò nuovamente.
“Ti amo.”

@polpoincanna

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