Domande che ronzano in testa prima di un’intervista. Prima ancora di chiedere un’intervista. Chi può sturare la società liquida?

Intervistare Jacopo Tondelli
22 Mar 2017

Ho il disco Molina and Johnson che gira su spotify, il piatto dove dovrebbe girare è fermo per un motivo tecnico, non penso di aggiustarlo, penso semmai, e accade raramente, di collegare il vecchio mac che sta per crepare all’amplificatore, e da qui dove sono, da questo soppalco di legno, gonfiare il mondo con il suono di un disco; ieri era quello dei Pontiak, oggi è questo di Molina, la sua voce non è proprio sgrattoa-rusty, ma è quella che gli viene fuori per raccontare come siamo e cosa possiamo diventare per stare dentro a questo mondo che forse gonfio già lo è, e che rischia di scoppiare in mille pezzi comic sans, in un deserto di luci al neon intermittenti, coi profili social stesi a terra, fritti, elettrizzati, morti.

Sto leggendo due-tre cose ultimamente: una raccolta di autori semisconosciuti, Nei sogni cominciano le responsabilità, e Meridiano di sangue. Sapevo che prima o poi avrei letto McCarthy, speravo di farlo il prima possibile o il più tardi possibile, non ricordo più bene, una formalità, ma ormai ci siamo. Cormac, come fai a sederti sulla tazza del cesso come tutti noi? Riesci a parlare con qualcuno a voce alta? Hai pensieri sul cibo che mangi? Cosa fa un uomo come te ogni giorno? Penso a McCarthy e penso a un manager turbocapitalista. Insomma, un pensiero ribaltato. Come è possibile? (“Come è possibile l’Italia?” mi chiedeva spesso un amico giappo-toscano anni fa, quando truffavamo la giovinezza con le caramelle degli sconosciuti). C’è tra voi un artista? Insomma, uno che potrebbe rispondermi. Molina dice che “No bird ever sang on a prophet’s shoulder”, manco avesse sentito la domanda.

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Stephen Shore, American Surfaces, Phaidon

Poi niente, ero sul punto di scrivere che sto preparando un’intervista a Jacopo Tondelli e arriva lo spot di spotify, che è un po’ come quella telefonata che nei film vecchia maniera arriva quando non deve arrivare. (Mi sa che aggiusto il piatto, o metto su quel cd mistone, quello che ho lasciato a Firenze per il prossimo studente che vuole far carriera e sgonfiare il mondo).
E a proposito di spottini, ieri stavo guardando il sito della Gazzetta dello Spot (non è un refuso, è un dispetto sciocco), e la mia faccia di merda è rimasta identica a se stessa. Nessun guizzo, niente. “All gone all gone”, cantano Molina and Johnson. Che cosa deve fare un sito d’informazione che tratta il calcio per non svilire? Anche questo lo chiedo a Jacopo Tondelli, magari mi risponde: “Deve essere ruspante”.
E un sito che tratta il calcio come fosse un romanzo?

Dopo le prime domande bisognerà affrontare la questione de Linkiesta. Sono stato un po’ sarcastico nell’intervista a Massimiliano Gallo, scrivendo un’introduzione con la quale avevo voglia di camminare scalzo sui pregiudizi. E ancora non so se ho fatto la cosa giusta. Comunque, Massimiliano Gallo è un professionista eccezionale e, come si dice in questi casi, non devo dirlo io. I professionisti come Massimiliano Gallo mi fanno diventare serio, mi riprendono senza volerlo, mi urlano in silenzio che “la libertà è una forma di disciplina”.
Per chiarire la faccenda protocollata come inchiesta Linkiesta: conosco la vicenda che ha portato al licenziamento di Massimiliano Gallo e alle conseguenti dimissioni di Jacopo Tondelli e Michele Fusco. Chi mi ha chiesto per quale partito votasse Gallo, questa vicenda non la conosce. Ed è un peccato soprattutto non conoscere il passato de Linkiesta, quello che sono stati in grado di realizzare, i riconoscimenti conquistati; la dignità che hanno avuto e dimostrato: si può stare benissimo al mondo anche senza fottere il prossimo, è assodato.

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Stephen Shore, American Surfaces, Phaidon

Che altro poi? Un commento sulla slide della Rai lo ha già scritto, potete leggerlo qui, ma aspettate un attimo prima di cliccare sul link agli Stati Generali. Sapete perché quel sito si chiama così? Se non lo sapete, significa che non avete letto neanche questa intervista di Moreno. Comunque ve lo anticipo: “Gli Stati Generali sono quelli che han dato la stura alla rivoluzione francese nel 1789”. Ora a me non interessano le rivoluzioni alla francese, con le testoline che rotolano e la sporcizia ovunque, non pretendo neanche un pranzo di gala, chiaro, ma ormai, come dire… “le barricate in piazza le fai per conto della borghesia che crea falsi miti di progresso”, no? E lo dice uno che ha dedicato metà delle mazzate prese a Genova a Fidel, Fidel alla linea. Adoro i CCCP, ma adoro ancor di più i non allineati, e forse Giovanni Lindo Ferretti è un lusso per l’Italia attuale. Allora mi interessano di più le sture, mi interessa ragionare sui punti morti che, come dice Moreno, sono più vivi che mai. Mi interessa la rivoluzione “lenta”: l’evoluzione. La pisciatina intellettuale sopra l’ingiustizia la lasciamo fare ai politicanti e agli studenti, che devono crescere e diventare forti, per affrontare una società matrigna che li ripudia; questa società-dio che divora i suoi figli come Crono, ma sempre un dio è.

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Stephen Shore, American Surfaces, Phaidon

Il disco di Molina and Johnson non smette di girare, siamo tornati al pezzo iniziale: “I would let you in / I would let you / I would / I would”; la puntina di spotify non salta mai, e forse è questo il vero problema della fruibilità della musica in questi anni liquidi: non finisce un cazzo, o meglio, finisce tutto troppo presto, troppo presto. Che poi, questa società liquida è davvero liquida? Il soggettivismo sfrenato ha devastato ogni punto di riferimento? Tutto si dissolve nella liquidità? Tutto-tutto? Anche la dissoluzione del concetto di soggetto di Nietzsche si è dissolta nel liquame dell’apparire come valore? Una meta-dissoluzione? Il buio come valore, come teatro per chiedersi essere o non essere, dov’è finito? E ancora, siamo tutti convinti che “il cambiamento è l’unica cosa permanente e che l’incertezza è l’unica certezza”? Dovevamo andare oltre, fare di noi stessi dei capolavori, ne abbiamo fatto delle vetrine; spero arrivi presto il giorno in cui le spaccheremo con la testa. Anche se temo che quando questo accadrà, accadrà senza vitalità, accadrà perché non avremo niente da fare. Eccola l’ultima domanda per Jacopo: se gli Stati Generali sono quelli che han dato la stura alla rivoluzione francese, chi è che può sturare questa società liquida?

@polpoincanna

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