Ha appena compiuto 67 anni e in molti non se lo filano più. Noi di WNR celebriamo Iggy Pop con il report del suo ultimo concerto semi deserto a Milano con gli Stooges. Le foto totali di Giorgio Serinelli (che è salito sul palco, spammandogli chili di flash in faccia) sono il nostro regalo di compleanno

Ho visto un santo in Iggy Pop
22 Apr 2014

Iggy Pop by Giorgio Serinelli

Se si fosse messo a fare dei live in teatro con le luci basse tutti avrebbero speso parole di elogio per lo splendido 67enne che è. Invece si esibisce a petto nudo, sciancato, decrepito e con le vene varicose che gli escono dal collo

Uno stereotipo che mi dà molto fastidio è: vecchi di merda perché non si ritirano? Mi ha sempre dato fastidio, applicato sia alla politica che al rock and roll. In tutte le epoche storiche e in tutte le società fino alla metà degli anni 50 i vecchi erano tenuti in grande considerazione, la loro opinione era quella che decideva le sorti della comunità. Detto questo a Iggy Pop non gli puoi dire che è vecchio, perché per farlo dovresti quantomeno essere meno vecchio dentro tu di lui. L’ho visto due volte. Ho imparato ad amare gli Stooges dopo aver letto Please Kill me, anche se concordo che non abbiamo scritto dei pezzi troppo belli. Beh, sono gli Stooges, suonano come un frullatore incazzato e distorto non possono fare roba troppo orecchiabile. Ma è grazie a loro e solo a loro che è esistito il punk, o quell’attitudine che tutti credete si chiami rock and roll e invece è il punk, è grazie a loro se sono nati i Ramones e di conseguenza TUTTO. Anzi voglio contraddirmi, gli Stooges hanno scritto dei pezzi stupendi come 1969, 1970, We Will fall, T.V. Eye, Raw Power, No Fun, I wanna be your dog e via dicendo.

Iggy Pop by Gio Serinelli

L’uccello mencio di un 67enne fa ancora scandalo pure se siamo a Milano in tre gatti a vedere un concerto che non si caga nessuno. E diobono vince sempre lui. Come la metti la metti ma lui vince

La colpa di Iggy Pop, diciamocelo, è che suona ancora a petto nudo. È questo che non gli viene concesso, è questo che fa dire alla gente che è un vecchio di merda. Perché se si fosse messo a fare dei live in teatro con le luci basse e dei reading da seduto con dei completi scuri, tutti avrebbero speso parole di elogio per lo splendido sessantasettenne che è. Invece ti tocca andarlo a vedere completamente sciancato, decrepito, smascellante e con lo sguardo vitreo, con la pelle a pezzi e le vene varicose che gli escono dal collo. Con la paura che muoia sul palco o che si spacchi qualcosa (a proposito l’anno scorso si è fratturato un piede e ha finito il concerto). E lui li fa il giovane anche per te, fa il libero anche per te. Perché tutto questo bisogno di rock and roll, di libertà, di mandare tutti affanculo ce lo abbiamo tutti ben esplicitato sulle bacheche di Facebook, sulle magliette, sulle posizioni che apparentemente prendiamo, ma diciamoci la verità, nella vita di tutti i giorni mica lo mettiamo tanto in pratica. Abbiamo tutti un capo stronzo a cui succhiare, abbiamo tutti da incassare, abbiamo tutti da subire piccole ingiustizie. E tutti diciamo sissignore. Quindi ogni anno io vado a vedere Iggy Pop ed è come per un credente andare a farsi benedire da Padre Pio. Ci pensa lui a essere quello che non sono, posso sublimare in lui quello che non potrei mai essere. Lo vedo muoversi per un ora e poi me ne torno a casa e mi dico «da domani devo avere più palle, la vita è stupenda, devo essere forte». Penso che sia utile. Quasi nessun musicista della mia generazione ha un ruolo del genere per me. Anzi forse nessuno. E quando Iggy Pop sarà morto penso che sarà morto l’ultimo rappresentante di un momento storico in cui i morti di fame se ne sono fregati in massa dei figli perbene delle amiche della mamma che guadagnano studiano sono noiosi e migliori di loro e hanno urlato leccateci le palle noi ci divertiamo. Il mio più grande desiderio per l’Italia è che prenda il sopravvento mediatico e scenda dal cielo sul suolo nazionale un messia che dice «spegnete il wifi, tagliate i ponti con le vostre radici, prendete coraggio e occupate questo paese per farci qualcosa di migliore», quindi non credo molto nel futuro del PD o del Pdl. Credo ancora molto in Iggy Pop, perché è ridicolo, fuori luogo, macchietta di se stesso, debole e illuso. E lo è in una società che ti chiede di non esserlo. E quelli che dicono che è il concerto di un vecchio di merda sono dei ragazzini con delle magliette da manichino di H&M che hanno ancora le macchie delle seghe sui pantaloni e ridono in maniera smodata sui tram e ogni volta che parlano al telefono tendono a esprimere quello che pensano a voce alta per farsi sentire da tutti. Gente di cui diffidare.

Iggy Pop by Gio Serinelli

Abbiamo tutti un capo stronzo a cui succhiare, abbiamo tutti da incassare, abbiamo tutti da subire piccole ingiustizie. E tutti diciamo sissignore. E lui li fa il giovane anche per te, fa il libero anche per te

Detto questo la sua voce è sempre la cantilena berciosa e ubriaca di una teppa di ragazzino in un vicolo di notte che fischia il suo amore a una ragazzina. È ancora una poesia ululata. E le sue mosse sono sempre stupende e armoniche. Sono andato a vederlo con i miei due amici Giorgio e Fede e Gio è stato trascinato dalla folla sul palco. Non è un caso, Gio è un fotografo esagerato e infatti era al momento giusto nel posto giusto. Quando abbiamo visto la sua testina tonda in mezzo alla calca accanto a Iggy abbiamo cominciato a urlare contenti pazzi per lui. Questo post è solo per dire che il mio amico Giò è un grande. E anche gli altri miei amici lo sono. E Iggy Pop è riuscito a finire il concerto tirando fuori l’uccello e il cameramen che mandava in onda sul grande schermo dell’Ippodromo Del Galoppo ha ripreso, ma il regista ha subito cambiato camera e si è visto solo il finale in cui Iggy usciva di spalle a culo nudo. E l’uccello mencio di un 67enne fa ancora scandalo pure se siamo a Milano in tre gatti a vedere un concerto che non si caga nessuno. E diobono vince sempre lui. Come la metti la metti ma lui vince.

E ora guardate in faccia la morte, in queste foto, e ammettete tutti che lui ha meno paura di voi ad affrontarla. Per me è un santo. Giorgio, hai fotografato un santo!

Ray Banhoff

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