Sulla bellezza delle stelle quando è buio. Sul prima e sul poi. Sul prima. O sul poi.

Considerazioni di uno Sconfitto/7
9 Mag 2016

Questo mio è un grido di rabbia scritto dalle 4:43 alle 6:02 di un giovedì mattina.
Questo mio è un grido di rabbia e basta.

Perché ciò che adesso noi chiamiamo realtà può essere davvero infame. Tu puoi essere una regina e invece fai l’agente immobiliare. Tu puoi essere un artista riconosciuto e invece ti ritrovi a fare colloqui per pulire il pelo degli alani in un negozio per animali del centro. Tu ti laurei in chimica con la lode e a 42 anni hai due figli, sei sola e cerchi lavoro, un lavoro alienante, montare braccialetti d’oro a turni di 8 ore, pure di notte, in una fabbrica di Sesto Calende.

Siamo zombie, siamo automi, siamo sorrisi mossi per pietà verso la nostra stessa sopravvivenza, siamo alla continua ricerca di che?

Io non indosso mai la t-shirt che mi regalò Marco Simoncelli anni fa fuori da un piccolo camper dopo che aveva vinto il Mondiale 250 perché ho paura di perdere mio figlio, i miei figli, e non ce la farei a sopportare un dolore così grande, o forse sì, non lo so, non voglio saperlo mai, e per lo stesso motivo non ho mai più ascoltato Niccolò Fabi, per la paura che mi possa capitare lo stesso dolore che ha dovuto subire lui, la chiamo superstizione, stupidità, semplicemente, appunto, paura, ma poi un mercoledì mattina leggo sulla Gazza che il suo album è primo in classifica e un giovedì mattina mi sveglio in piena notte e comincio ad ascoltarlo. E ascolto Facciamo finta.

Facciamo finta
che torno a casa la sera
e tu ci sei ancora
sul nostro divano blu.
Facciamo finta
che poi ci abbracciamo
e non ci lasciamo
mai più.

 

Foto fatta a una foto rielaborata da Settimio Benedusi

Opera di Settimio Benedusi

Fanculo. Ché se lo raccontassi a qualcuno poi mi ritroverei a parlare della multa che uno ha preso o al massimo dello stipendio che non è ancora arrivato. Per questo ha ragione Kerouac, meglio scrivere, affidarsi a una tastiera, a un testo, a una poesia.

C’è qualcosa di profondamente sbagliato in un sistema basato sui soldi. Siamo zombie, siamo automi, siamo sorrisi mossi per pietà verso la nostra stessa sopravvivenza, siamo alla continua ricerca di che? Che tra poco basterà mettersi un paio di occhiali per farsi un trip e ritrovare una figlia ancora sul divano blu ad aspettarci la sera, per immaginare e vivere in un mondo dove non ti ritrovi a fare la centralinista ma la ballerina del Moulin Rouge e ogni sera il pubblico ti applaude e aspetta il tuo reggiseno che volteggia e cade sul palco. Per immaginare e vivere un mondo dove mia figlia parla e mi racconta cosa le passa per la testa quando guarda in alto a bocca aperta.

Facciamo finta che il dolore non esista. Facciamo finta che non si senta almeno. Facciamo finta che, come scriveva Pavese, soffrire non serva a niente.

Claudio Ranieri vince il titolo in Inghilterra e la prima cosa che dice qual è? Che bisogna lottare e non smettere mai. Ed è bellissimo.

Ma tutto è relativo, tutto va contestualizzato, perché spesso, sempre più spesso vince chi molla. Chi abbandona qualcosa per qualcuno, o qualcuno per qualcosa. Alla fine tutto si riduce a una cosa: trovare un’ossessione e vivere per essa, qualsiasi essa sia, e allora sì, ha ragione Ranieri.

È chiaro che non vincerò contro i cumuli di memoria, dice sempre Fabi, ma il vento che li agita, sarà l’ultimo ad arrendersi.

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Agata e Orlando che dormono insieme

Pensa, a un mondo senza più sogni perché il sogno diventa la dimensione di un’altra realtà che puoi vivere. Pensa, io non potrei manco più cantare la nostalgia, perché non ci sarebbe manco più la prospettiva di un sentimento del genere.

Mia figlia fra poco compie 10 anni e io le regalerò un libro con tutte le Considerazioni di uno Sconfitto che prima o poi leggerà, forse. E Orlando mi ricorda quanto pesa una parola un ricordo un oggetto quando, mentre va in bici, mi dice che ho un paio di calzini a strisce grigie e rosse uguali ai suoi, cosa che gli avevo detto mesi e mesi fa.
E Agata che a tavola mi stringe la mano e mi dice papà ti amo, dal niente, o che si avvicina mentre stiamo mangiando in un agriturismo a Castagneto Carducci e mi fa segno che mi deve dire una cosa all’orecchio, mi abbasso, lei si avvicina e mi sussurra una frase che ho dovuto scrivere su un quaderno e ogni volta che la rileggo penso che la potenza risiede nella magia. Mi sussurra: “La bellezza delle stelle quando è buio”. Io le ho detto sì, sono più belle le stelle quando è buio. E lei è andata via, è tornata a giocare coi suoi amici.

Facciamo finta che il dolore non esista. Facciamo finta che non si senta almeno. Sai che bello? Facciamo finta che chi ha successo se lo merita, sempre.

Facciamo finta che, come scriveva Pavese, soffrire non serva a niente. Facciamo finta che giochiamo sempre a nascondino e che sì, quando non ci troviamo è solo perché ci siamo cercati nel posto sbagliato.

Facciamo finta che io sia un eroe, e che posso volare e sconfiggere il male, un eroe di quelli che ho visto in Civil War con Orlando abbracciandolo forte e desiderando di non lasciarlo mai più.

 

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Opera di Settimio Benedusi

e non ce la farei a sopportare un dolore così grande, o forse sì, non lo so, non voglio saperlo mai

Questo mio è adesso e sempre.
Questo mio sono cazzi miei.
Questo mio è per chi ha perso qualcosa e non la troverà mai più. Per chi la sta cercando nel posto sbagliato. Per chi non si dà pace e comunque continuerà a cercarla e prima o poi il posto giusto lo trova. Per chi sa che alla fine va così e la fine prima o poi capita, e ogni tanto, magari di giovedì non più notte ma già mattina, non smette di consolarsi pensando che una ricompensa ci sarà e non sarà un giardino di vergini o il paradiso ma anche solo una sigaretta, un momento di pace, un’alba che si intravede oltre le tapparelle abbassate, un sussurro di tua figlia che ti dice: le stelle sono più belle, quando è buio

 

@moreneria

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