Virginia, bambina con sindrome Cri du Chat, è nata il 26 giugno di nove anni fa. L’associazione Bambini Cri du Chat di anni invece ne fa 20. Per festeggiarli è stato pubblicato “Un alfabeto lungo vent’anni”, costa 5 euro ed è un libro di racconti. Uno è questo qua. Sbang!

Considerazioni di uno sconfitto/6
27 Ott 2015

Stanotte, nove anni fa, è nata mia figlia. E anche stanotte non riesco a dormire. Sono tornato da una festa e mi sento incompiuto. Cos’è? Non ho bevuto troppo. Non ho fumato troppo. Ma c’è qualcosa che non mi torna e che questo abbia a che fare con mia figlia non lo so. Anzi lo so. E credo che sia normale.

(Foto di Orlando Pisto, 5 anni)

Da quel giorno dentro di me ha cominciato a insinuarsi il pensiero di non voler mai morire. Mai. Io non dormo stanotte perché non voglio morire. Non voglio morire mai.

C’è un momento che pensi al prima, quando hai una bambina handicappata, come è potuto succedere qual è la causa perché? C’è un momento in cui non vedi la fine e sei costretto a pensare al presente. Il presente. Sa di pesante. Le cose da fare, come affrontarle. Ma poi e sempre più spesso cominci a pensare al dopo, come sarà, cosa succederà quando io non ci sarò.

Degli altri non sappiamo niente, e i problemi son sempre relativi a chi li ha, al contesto in cui si trovano e a chi lo guarda, e i sensi di colpa si superano e non servono a granché

Dove va a finire tutto questo? Il mio amore. Dove va a finire lei? Chi la capirà?

Cazzo. Chi si sforzerà talmente tanto di interpretare ciò che vuol dire al punto di riuscire a tradurre in parole comuni e in una frase di senso compiuto una sola o qualche sillaba?

La verità? È che io 9 anni fa ho perso la leggerezza. Virginia compie 9 anni e io a questa perdita mi ci sono abbandonato e rassegnato solo poco fa; per anni di questi 9 c’ho lottato contro, non la volevo perdere e non mi rendevo conto che invece, facendo finta di essere leggero, nell’inquietudine ci sprofondavo.

Mi capitava di guardarmi intorno e invidiare chi poteva esserlo, avrei voluto essere leggero come loro che magari avevano problemi sì, ma Cristo non gigante come il tuo. Guardavi gli altri e ti veniva in mente che tu non ne avevi il diritto di ridere come fanno gli altri, come se infondo agli occhi, ai tuoi occhi, ci fosse stata una macchia. Una ragazza che aveva subito una violenza mi raccontò più o meno la stessa sensazione. Ora a ripensarci mi sento piccolo, perché degli altri non so niente, e i problemi son sempre relativi a chi li ha, al contesto in cui si trovano e a chi lo guarda, e so che i sensi di colpa si superano e non servono a granché, e…

Troppe volte ho concluso queste serate per non sentirmi solo, troppe volte ho chiesto aiuto alle parentesi, sperando che non lasciassero traccia.

Mi piace il cielo, quando è libero.
Mi piace mia figlia Agata, quando la porto in bici e lei si gira a guardarmi e ride
E io sento forte una sensazione di felicità
Mi piace quando mio figlio dice babbo vieni a vedere cosa ho fatto
Mi piacciono le colline quando è estate
Mi piace quando è il momento giusto per fumare e sento che ho l’accendino in tasca
Mi piacerebbe piangere il giorno dopo la sbornia o avere l’appuntamento con lo psichiatra

La verità? È che io 9 anni fa ho perso la leggerezza. Virginia compie 9 anni e io a questa perdita mi ci sono abbandonato solo poco fa

Ma ho imparato: bere solo birra, niente superalcolici, non fumare troppo, non credere alle tentazioni, non pensare che una serata sia la vita.

La debolezza troppe volte è una scusa
La mia generazione la USA costantemente

… E il quadro di Klimt mi rasserena, quando lo guardo dalla mia camera da letto, e la porta del bagno è aperta e penso che quelle due che si incastrano perfettamente in un abbraccio, la ragazza e la bambina, sembravano Ginevra e Virginia, anni fa, e che ora sembrano Ginevra e Agata. Lo guardo e penso che lì c’è tutto. E quel tutto non ha un nome, è il motivo per cui vale la pena vivere, ed è incredibile ed è bellissimo che io lo senta: è il calore.

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@moreneria

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