La felicità, i momenti, i figli, Vasco e Natale. «Ci vuole la luce». Foto Banhoff

Considerazioni di uno Sconfitto/3
24 Dic 2014

Ci sono dei momenti in cui la vita è davvero bella.

Mi sono sempre chiesto come si faccia a sopportare la morte dei propri amici e delle persone che amerai senza condizioni fino a quando tutto questo non sarà che niente più, non sarà che vuoto. La felicità è un concetto liquido. Mi sono sempre opposto a quelli che dicono: vorrei essere felice. La felicità non è un fine né un traguardo, è un momento, che poi passa come passa la notte, come passano gli anni, come passano le persone.

Pisto e Capra by Banhoff

Un momento in cui ho avvertito, forte, la felicità è stato durante un esame del sangue, almeno tre anni fa, ero in una stanza di un albergo di Salsomaggiore con Virginia, mia figlia più grande. Lei come vede un dottore o un ago piange. Ha troppi brutti ricordi legati agli ospedali; quando aveva appena qualche mese di vita, a causa della sua sindrome, fu sottoposta a diverse analisi. L’ho vista piangere e urlare quando ancora non sapevo che razza di sindrome rara avesse con precisione e lei era ancora così piccola, così indifesa che l’unico modo che aveva per ribellarsi era sbraitare e dimenarsi. Quel giorno però toccava a me fare un esame e lei era nell’angolo di quella stanza che mi guardava muovendo solo le gambe. Quando il medico estrasse l’ago per infilarmelo nel braccio sinistro Virginia scattò verso di me e mi strinse una mano, sorridendomi, come avevo fatto innumerevoli volte io con lei. Le sorrisi anch’io, come dire: stai tranquilla, ma la sua stretta di mano, il suo sorriso, mi resero felice. Felice. Un attimo. Un attimo che poi è passato.

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Quante volte ho cercato una protezione per l’amarezza, una carezza da discount pagata a prezzo altissimo, un sorriso per la mia tristezza, trovandoli e abbandonandoli fino a prova contraria, fino a una sentenza di appello che ho sempre concesso se non altro per sentirmi meno naufrago.

Leonard Cohen ha detto: È la conclusione delle cose ciò che coltivo

Ho ricominciato ad ascoltare Vasco ultimamente. Sulle sue canzoni ho scritto un libro e dopo è come se lo avessi rinnegato, non l’ho più voluto sentire, nemmeno per sbaglio. Ora invece lo metto in macchina con i miei bambini. Lo faccio ascoltare ai miei figli perché Banhoff una volta scrisse su WNR un pezzo su Venditti, bellissimo, e spiegò che lo ascoltava in macchina con sua madre. Un bambino ascolta Venditti e quando è grande ogni volta che lo ritrova pensa a lei. Questa per me si chiama potenza. Io vorrei che un giorno questo succeda ai miei figli, ascoltando Vasco, con me. Nell’ultimo album c’è una canzone che s’intitola proprio Quante volte

Quante volte
Sono arrivati i guai
Anche se ero già migliore
Ormai

Le perdite, i momenti. Ho trovato un amico di famiglia domenica, è un padre che ha appena perso un figlio in un incidente stradale. Suo figlio aveva 17 anni. Abbiamo fatto un pezzo di strada insieme dopo la messa. Io con Virginia, lui con un bastone. Mi ha raccontato che a Don Valerio, un parroco, aveva chiesto di fargli apparire suo figlio in sogno perché da quando era morto non era ancora successo e che il giorno prima aveva preso sonno sul divano, nel pomeriggio, e finalmente lo aveva visto. Aveva visto una scena vissuta a Roma, il figlio era un bambino e voleva salire sulle sue spalle ma la moglie gli consigliava di non prenderlo perché aveva mal di schiena. E quasi piangendo, stringendo il bastone, ha sussurrato: figlio mio, ti riprenderei sulle spalle anche adesso.

Virginia le è andata accanto e lo ha preso per mano, come ha fatto quella volta nella stanza d’albergo con me. Io non sono riuscito a dirgli niente, ho sorriso amaro per il gesto di Virginia e ho pensato che anche Orlando mi chiede spesso di salire sulle spalle, e che io gli dico sempre di sì anche se a volte la mia schiena implora aiuto, e che continuerò a farlo fin quando non sarò troppo storto e lui troppo grande.

La felicità non è un fine né un traguardo, è un momento, che poi passa come passa la notte, come passano gli anni, come passano le persone

Mio figlio domenica sera prima di addormentarsi ha confessato a sua madre che tre compagni di scuola lo prendono in giro e lo mandano via, io sono salito in camera sua e gli ho detto un po’ di cose, tutto e il contrario di tutto, ma una cosa mi è rimasta lì, mi è venuta in mente quando ormai dormiva già, ed è che la vita si decide sul lungo periodo. L’ho letta da qualche parte ed è vera. Gliela dirò presto. E gliela ripeterò così tante volte che mi tapperà la bocca per non sentirla più.

Eli by Banhoff

Tra poco è Natale. A me il Natale piace. Ginevra che addobba la casa, il giardino, l’albero, con le stelle e le luci; i bambini che sono felici perché la mattina trovano i cioccolatini nel calendario dell’avvento, che aspettano i regali, che ogni volta che vedono un babbo Natale ci credono e lo fissano meravigliati, a me questo basta. E questo è tantissimo. Quelli che dicono il Natale ormai è una festa consumistica, che ormai si è perso il valore del Natale, che vadano affanculo. Qualsiasi cosa diventa altro da se dal momento che viene generata. Qualsiasi. Ognuno ne prende il significato che vuole. Ognuno trova la propria interpretazione che più lo rassicura, di una canzone, di un film, di un Natale.

Alla fine della festa del mio compleanno dovevamo fare una foto di gruppo, Toni Thorimbert se n’è uscito con un frase meravigliosa: «Ci vuole la luce».

Sì, ci vuole la luce. La luce ci vuole. Laggiù in fondo, una luce bisogna sempre tenerla presente. Per questo forse mi piace il Natale: perché ci sono più luci. C’è più luce.

Leonard Cohen ha detto: «È la conclusione delle cose ciò che coltivo». Immenso, gigante. Io coltivo l’inizio. Perché soffro l’abbandono, tantissimo. Ché non compatisco le cose che non durano (L’aquilone, ancora Vasco). Ché tutto passa (Il Padrino parte II), passano i momenti, passa la felicità, passa pure il dolore, pure se il dolore rimane sempre laggiù in fondo, ma laggiù se guardi bene c’è pure una luce, sempre. Perché una luce ci vuole sempre.

Buona luce amici miei, buon Natale
Moreno

@moreneria

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