È il libro più importante dell’anno e chi non ve lo dice è solo perché ne viene schiacciato.

Bianco di Ellis
27 Ott 2019

Per mesi si è parlato del nuovo libro di Bret Easton Ellis come fenomeno mediatico ma da quando è uscito ho letto ben poche cose. Il motivo? Anzitutto perché i libri ormai li leggono in pochi e poi per quello che c’è scritto in quelle pagine. Hamilton Santià titola su Esquire chiedendosi se Bret è un genio o un vecchio arrabbiato. Nessuno dei due credo, solo un tizio che ha scritto un saggio importante sul contemporaneo, un’era malata di opinionismo e pregiudizio. Fino a che ci dava American Psycho e Meno di zero, fino a che veniva confinato alla narrativa ci andava bene, quando ha cominciato a twittare e a dire certe cose non più tramite i personaggi ma di bocca sua allora ecco che è scattato il rifiuto. 

Un problema crescente della nostra società è l’incapacità delle persone di tollerare nella sua mente due pensieri contrastanti (Bianco, pag. 183)

Linkiesta sostiene che «le sue polemiche colpiscono la cultura del politicamente corretto, ma senza scendere in profondità» ma non capisco cosa non trovino di profondo nei passaggi fondamentali del libro. Ci riempiamo la bocca con frasi sulla libertà intellettuale, ma come Ellis ben spiega, questa libertà oggi può costarti la reputazione. In Italia abbiamo appena avuto il caso di Davide Brullo, epurato da Linkiesta di Rocca per le sue stroncature.
Ma andando anche meno in profondità, restando nella nostra rete di conoscenze, notiamo lo stesso comportamento.

Tutti sappiamo come funzionano le cose, ma ci scoccia ammetterlo. Se uno si dichiara possibilista verso alcuni temi politici di destra, da noi è bannato sui social e nella vita come un ignorante leghista salviniano decelebrato. Critichi Saviano? Sei un fascista. Non appoggi Asia Argento nella sua battaglia femminista? Sei un misogino. Hai dubbi sul messaggio ecologista di Greta? Sei una testa di cazzo. In America succede lo stesso con Trump. Mah. Tutte strozzate. Leggevo uno status di Serino che stronca Ellis e mi veniva da pensare. Seguo i consigli letterari di Gian Paolo e a volte mi fa scoprire delle vere perle (altre dei pacchi immensi ma son gusti), lo vedo sempre ritratto dietro a montagne di libri e davvero non riesco a capire come possa non trovare quantomeno interessante la lettura di Bianco. Bianco è un libro che ogni Millennial deve ringraziare che sia stato scritto, perché anche se veniamo attaccati non possiamo non ammettere che parte enorme di quelle invettive è fondata. 

Eccoci perciò al punto: l’opinione di qualcuno era insopportabile (Bianco, pag.255)

Oggi la gente non ha più dubbi ed è ossessionata dal giudizio che gli altri possono avere nei loro confronti. Quando andavo al liceo, venti anni fa, mi veniva insegnato che la diversità culturale era un arricchimento. Oggi quelle parole suonano come una litania retorica. Oggi la gente ti banna nella vita per una tua opinione politica o culturale e la lotta manichea tra giusto e sbagliato è l’unica dialettica nel campo culturale. Di solito chi parla si sente sempre nel giusto e tende a svilire o sminuire chiunque la pensi al contrario. Tutto questo fenomeno è stato prima causato e poi istituzionalizzato dalla comunicazione sui social. Ellis non fa che ragionare sul tema da uomo libero, facendo emergere le contraddizioni di una comunicazione che vuole tutti uguali. Ha dichiaratamente detto che Wallace gli fa cagare come scrittore e che riesce a tollerare il fatto che le persone votino Trump anche se lui non lo avrebbe fatto. Ha detto pure che i Millennial hanno un atteggiamento vittimistico. Sono opinioni gente e le opinioni in un dibattito culturale sono tutto.

Bianco è il libro che avrei voluto avesse scritto un intellettuale italiano invece di rompermi i coglioni solo con i migranti, la politica, la moralità e le sue idee da sbandierare in piazza. Vorrei lo avesse scritto davvero qualcuno dei nostri per poterlo ringraziare di averci donato una lettura tanto edificante. Invece niente. Da noi viene accolto con freddezza e rilegato allo sclero di un gay ricco e famoso per i suoi libri che fa i capricci su Twitter. La psicopolizia culturale ha già operato il suo editto: quel libro è una bizza. Non vado oltre, decido di citare solo stralci del libro. Buona lettura. Andate in libreria e compratelo come regalo di Natale per i vostri amici. Specie per chi la pensa diversamente da voi.

 

 

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Ray Banhoff

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