Archivi del mese: febbraio 2019

Sborramantra

I ragazzi stanno tutti bene.

Da sinistra, Giò, Banhoff, Albi, Pisto. Sul trono, genio Rosella

Mo’ racconto dall’inizio. All’inizio fu che io stavo per pubblicare il libro su Vasco e volevo un posto mio, volevo far scrivere anche Banhoff, che se ne andava in giro e mi mandava dei report meravigliosi via mail ed era un peccato lasciarli lì. Aprii tumblr, writeandroll.tumblr.com. Le password sono andate perse, il blog è stato inghiottito dall’internet: c’erano i video, le poetry di Paradoxal, cinesi che giocavano alle slot machine, scene di disagio, di degrado, malformazioni della contemporaneità. Ecco, il disagio.

Sono passati 5 anni. Nel mezzo ci sono state piccole tragedie personali, neurologi, aborti, sedute di psicoterapie, mignotte, farmaci, tatuaggi, figli, ansie. E inettitudini

Tutto nasce dal disagio. Mi ricordo questi video dove entravo in libreria e la didascalia era: visita al cimitero. Poche cose da leggere che ci piacevano, in giro. Poche persone con cui parlarne. Meno che ci potevano capire. Eravamo nicchia. Lo siamo ancora oggi, quando invece di scandalizzarci dei titoli di Libero, ne godiamo. Perché se arriviamo dal disagio andiamo costantemente verso il delirio. E nicchia resteremo. Dopo due anni di Tumblr Banhoff insiste, coinvolge Rosella, Marco, un piccolo sardo con gli occhi veloci e la mente pure, che sta a NY perché in Italia nessuno lo cagava mentre vinceva premi al SXSW. Rosella lo avevo conosciuto a una festa di Riders. Lo avevo cagato il giusto, come sempre, come con tutti, era con una ragazza – Cristina Zaga – che adesso è una esperta di robotica e vive in Olanda e a maggio ci ritroveremo sul palco del Ted a Milano. Sarà una festa rivederla.

Rosella insomma disegna il sito: avantissimo. E da lì pubblichiamo, riuniamo una serie di disperati e altri disperati ci contattano. Arriva una mail di questo qua che scrive una cosa sulla mia città, Taranto. Leggo e penso, leggo e gli rispondo: e tu chi cazzo sei? È Lorenzo Monfredi, un picchiatore da curva con tanto di Daspo in corso, il più grande talento inespresso della letteratura attuale. Me lo ritrovo nella redazione di Riders perché aveva letto l’intervista a Parente e mi voleva conoscere. Altissimo, storto, lobotomico, un hipster come quelli di cui parlava Burroughs nel 1953, quando hipster significava reietto, escluso, devastato, fighetta. C’era già Serinelli, c’era già Gottardo, eravamo già 5 o 6. Poi arrivò anche Piovino. Io Daniele Piovino non l’ho mai visto, nemmeno una volta. Ma quando succederà sarà come se avessimo passato serate e serate insieme, perché a coprire i chilometri di distanza tra Viterbo e Milano, a coprire la vita che ti scandisce tempi differenti c’è WriteandRoll, c’è la Society.

Compleanno di Pis dalla Lina: Marta, Ban, l’Elisa coperta, Albi e Dé Casati laggiù  

Scrivi come caghi, come pisci, come ti seghi, come vieni. Scrivi come vomiti quando non ce la fai più. C’ha pure un nome sta roba: Sborramantra. Questo è WNR. Tutto il resto è del demonio

Sono passati 5 anni. Nel mezzo ci sono state piccole tragedie personali, neurologi, aborti, sedute di psicoterapie, mignotte, farmaci, tatuaggi, io ho fatto un’altra figlia, ho buttato giù le mie inquietudini, mi sono innamorato svariate volte e svariate volte mi sono sbagliato. Ho riversato ansie e inettitudini nelle Considerazioni di uno Sconfitto. Le scrivevo quasi sempre quando stavo male, quasi sempre il giorno dopo la sbornia, quando il senso di inadeguatezza toccava livelli di guardia altissimi. Quasi mi vergognavo di pubblicarle. Molti, dopo che leggevano le Considerazioni, mi scrivevano in privato e mi chiedevano se avessi bisogno di aiuto. No, grazie, sono solo momenti, rispondevo sempre. È così. Mi sfogo, butto fuori e poi torno a stare meglio e a essere sempre il cazzone che sono. Write For The Soul.

Lo sfogo e la vergogna: due concetti cardine per WNR. Lo sfogo: non a caso il nostro motto è: dedicato alla cattiva scrittura. Scrivi ciò che hai dentro e ciò che vuoi sputare a terra, sarai vero. Scrivi come caghi, come pisci, come ti seghi, come vieni. Scrivi come vomiti quando non ce la fai più. Questo è WNR. Tutto il resto è del demonio. La vergogna, poi: ecco il metro di misura supremo. Se non ti vergogni di ciò che hai scritto, se non ti vergogni pensando alle reazioni che gli altri potrebbero avere quando leggono qualcosa di tuo, be’ allora non premere il tasto PUBBLICA. Questo è WNR. Spesso l’imbarazzo che provocavo a essere così intimo era talmente alto che qualche amica invece di scrivere direttamente a me scriveva a Banhoff. E Banhoff mi prendeva per il culo e mi diceva: Gana, fai piangere le fie…

WNR è l’ultimo barlume di lucidità  prima del grande buio, il buio che fa sì di non cercare la verità, di restare in superficie, di sentire quel non so che e non andare a indagarlo, di rinfrancare la propria insicurezza con un like, una frase scontata, un concerto di un cantante banale perché tanto la banalità oramai non la riconoscete più.

5 anni dopo Banhoff fa l’insegnante elementare a Prato, fa le storie al bar degrado, viene a Milano e non mi caga perché ha gli esami, va da Cirignotta a farsi la barba, va dallo psicologo e poi torna indietro. Monfredi fa un master in business alla Luiss. Piovino lo seguo su ig. Con Rosella ogni tanto ci sentiamo e se vado a NY mi porta a ubriacarmi. Gottardo non lo vedo mai, Giò pochissimo e su wapp parliamo per bestemmie. Pure Enri e Albi sono della Society, ma loro sono l’ala istituzionale diciamo.

Banhoff e Pisto quando volevamo fare i Kommando Kafka, fotografati da Giò Serinelli

All’inizio era Tumblr. C’erano i video, le poetry di Paradoxal, scene di disagio, malformazioni della contemporaneità. Ecco, il disagio. Tutto nasce da qui

Noi della Society, con la Society, non abbiamo mai combinato un cazzo perché un cazzo non ce ne frega proprio. E continuerà a fregarcene un cazzo pure in punto di morte. Noi scriviamo come quando abbiamo un orgasmo e poi tutto si disperde. La nostra scrittura è sterile e se capiterà un miracolo e nascerà un figlio sarà un figlio bastardo. Non ce ne frega un cazzo del SEO, degli algoritmi, dei risultati, della popolarità, dei follow back, degli hyperlink. Ci piace Iannacci. Ci piace Di Canio. Ci piace Califano. Ci piace Di Prè, lo fotografiamo mentre mangia spaghetti appena cucinati da Elena alle 10 del mattino, perché nell’assurdo non ci affoghiamo ma ci sguazziamo. Ci piace Leone di Lernia che dice: andate a farvi inculare dal mare. Ci piace la vita, la festa, la morte, il paradosso.

E io? E io mi perdo e mi ritrovo più volte al giorno, scrivo sto pezzo mentre guardo la finale di Sanremo e l’unica cosa che svezza la mia attenzione sono i capelli blu della Berté, ma sto tranquillo perché so che la Society c’è sempre, così come ci saranno sempre degli appigli che mi salveranno, che eviteranno la disfatta. La Society è lì che mi aspetta, con il suo sfondo beige, le strisce rosse e le lettere premute sulla tastiera una dopo l’altra, alla come viene viene. C’ha pure un nome sta roba: Sborramantra.

Stiamo tutti bene, insomma.
Noi siamo qua. Non ce ne andremo mai via.
E se ce ne andremo da qualche parte ci sarà qualcuno dei nostri che non saprà di esserlo.
State accorti. La notte è lunga, ma una luce nel mare scuro la troverete sempre.
Tenete la barra dritta, godetevi il viaggio. Leggete WNR.

Tanti auguri umili viandanti, fottete il Vostro Charlie ogni Santo Giorno.

Il capitano

@moreneria

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Che Hank sia con voi

E io rimpiango il capitano di ‘sta nave
Tu l’hai diretta come Barker ha diretto Hellraiser
Tu ci hai diretto come barche fino al campobase

Ogni tanto mi piglia il nervo e durante una lezione piuttosto noiosa di “Tecniche e Principi della Segmentazione”, con la prof che è la classica arrivata expat che tiene oramai un mezzo odio verso il sistema Italia, diffuso e generalizzato, solo perché insegna in qualche università della bassa Francia, beh ecco è in questi momenti che mi fiondo sulla tastiera del mio Asus da competizione (vetro spappolato, incrinato all’angolo sx, con tutta probabilità una manata mentre mi giocavo il buco su un inutile Watford – Burnley) e digito www.writeandrollsociety.com, sì, da compulsivo, e mi rileggo tutte le stronzate di Moreno, di Banhoff; i soliloqui di Dany, Marco ‘u sard’ che si sminchia e arrabbia per il pezzo Ape Maya Troya; le incursioni di nomi che sono rimasti forse per uno due articoli e poi spariti, ma che hanno lasciato il segno.

Write And Roll.

la society quasi al completo: da sx, in piedi: Alberto Capra, Dal Buono, Giò Serinelli, Alberto Gottardo. A sedere, da sinistra: Banhoff, il lobotomico Monfredi, Pisto.

Noi, che siamo sempre stati i figli di bastarda, i guastafeste, che fine abbiamo fatto? Siamo genialità dissipate su codici HTML, pezzi di vetro sotto i polpastrelli di chi li ha scritti… ci vedo tutti un po’ smembrati, noi Gang di WNR

Da poco c’è stato l’anniversario. Cinque anni di Write and Roll Society, la società nata cento anni dopo la nascita di W. S. Burroughs. Io ci sono arrivato perché… non ricordo, cazzo. Ah sì, mi sa che fui uno dei ventimila e passa che condivise l’intervista Gonzo (G maiuscola non casuale, pivelli) di Moreno P. con Andre Dipré. Ve lo ricordate Dipré? Cazzo ha segnato il mio quinto anno di liceo. Il prof di storia dell’Arte spiegava e noi al primo banco a pensare alla buonanima di Osvaldo Paniccia, alle sue facce da sincope e al suo fratturato soffocato “l’arteshhh… è una cosa seria… una cosa molto seria… non va presa sottogamba…” che poi è anche corretto ma a 18 anni c’hai il taglio alla Trevis Bickle in taxi driver e te la fai coi collettivi antifa della tua città e quindi che fai, non ridi davanti ad un pensionato che sta morendo in diretta? Vabbè.

Niente, post lettura Dipré mi fleshai con gli altri articoli. Leone di Lernia, le burroughs gallery, i pezzi su Bukowski. Pezzo impegnativo quello su Kurt Cobain di Banhoff. Lo leggevo e cristo, sembrava così sentito, così da sborrata… le foto erano assurde, sembrava quasi che Ray avesse vissuto pett’a petto con il Dio del Grunge.

Oh, dissi tipo in chat a WNR su facebook, siete forti. Posso scrivere o è un progetto chiuso?

Vai vai, scrivi disse un BOT artificiale, o forse era quel piscio di Moreno.

E esordii con una piccola coltellata intercostale, TARANTO, un viaggio degrado ai margini e nel culo della mia città.

Mi chiedo spesso come vada ai ragazzi di Write And Roll. C’è un sodalizio tra noi, un’appartenenza, che è difficile da spiegare. Io, che ho giocato a calcio e ho militato in diverse formazioni di tifo da spalto, posso dire che è un incrocio tra un gruppo di diciottenni che si sono appena sverginati ed una brigata terroristica che deve vedersela nel mezzo della giungla nemica e cristo se sono cementati tra loro. Non ci chiamiamo, non ci sentiamo spesso, ci tracciamo attraverso i radar di instagram tipo “oh Banhoff ha messo like al video dei canini e Pisto ce l’ha fisso alla Emrata”, ogni tanto ridiamo e ci prendiamo per il culo. Rileggo a scarrellata nel cranio le loro riflessioni, le loro paure. Penso che forse siamo tutti un po’ legati. Forse qualche danno di circuito generale ci accomuna.

WNR è acqua santa nel deserto, ma il cazzo è che sei tu l’unico disadattato che ha bisogno di acqua per bere; il deserto non è deserto ma è abitato da un miliardo di locuste androidi che fanno a meno dell’acqua.

La gente legge poco, legge male; la gente legge e vede i film solo per evitare di fumarsi la dodicesima e la tredicesima sigaretta del giorno; la gente non sa che l’intelligenza artificiale è una realtà e che Alexa, l’assistente di Amazon, è programmata per mentirti. Cioè tu le chiedi “Oh mongopongo prendimi una cassa di Rocchetta” e magari Rocchetta non sta nel programma Prime di Amazon sicché ci sono altre etichette che hanno la precedenza. Che fa Alexa? Pure che la Rocchetta sta bella stoccata in qualche hangar dalle parti di Termoli, la nostra Al ci mente e ci dice “non è stoccata, sorry mate. Ti va una Sant’Anna?” e tu che stai con la bava alla bocca fai “ok, ok”. Non è questione di risparmio economico. E’ quello che c’è dietro.

Marco Rosella, l’art, palleggia alla brutepoque

La gente si accontenta del libro sciallo, che ti fa dormire bene, che “guarda ho finito un libro bellissimo!” “ah e come si chiama?” “eeeeh aspè parlava di… non me lo ricordo”.

La gente che vive di… bah, creatività?, a parte i pesi massimi, quelli che sono bicipiti tesi e cazzo di marmo, ecco, la maggior parte di chi vive di creatività scende a compromessi e livella sulla merda i contenuti di ciò che vuole dire. Fa un gran lavoro di taglia e cuci, di scrivere fotografare cantare dipingere quello che la gente vuole sentirsi scrivere fotografare cantare e dipingere.

E intanto ci vivono…

E noi? Noi, che siamo sempre stati i figli di bastarda, i guastafeste rompicoglioni a tratti pacifici buddha a tratti bulli del cazzo di quartiere, che fine abbiamo fatto? Quelli che ti dicono che la Nave di Teseo è svecchia da morire? Che Moresco Scurati e Piperno e Genna dovrebbero smetterla di fare i pagliacci? Che l’ultimo libro di De Carlo fa cagare? Beh, che stiamo combinando?

WNR è acqua santa nel deserto, ma il cazzo è che sei tu l’unico disadattato che ha bisogno di acqua per bere; il deserto non è deserto ma è abitato da un miliardo di locuste androidi che fanno a meno dell’acqua.

Vedo in write and roll quello che poteva essere, quello che si poteva realizzare con una perseveranza da pugile incassatore, che ti sfinisce e ti lavora ai fianchi e alla fine riesce ad unificare tutti i titoli delle varie federazioni pugilistiche.

Invece siamo così. Eterni Recoba. Viziosi Adriano de Leite Ribeiro. Fotocopie dell’Hunter S. Thompson dell’ultima ora. Genialità dissipate su codici HTML, pezzi di vetro sotto i polpastrelli di chi li ha scritti… ci vedo tutti un po’ smembrati, noi Gang di WNR. Ci vedo i miei tentativi di tirar fuori qualcosa di buono da quello che vedevo e che vivevo e che avevo vissuto interiorizzato e sputato senza troppa convinzione… ci vedo delle punte di profetismo… doppipassi di Moreno, Tackle di Piovino, i lanci lunghi dalle retrovie di Banhoff. Marco Rox che ci tiene incollati come marionette con i suoi magic tricks da genio malvagio dell’Internet. Le mie spazzate da difensore centrale.

Poi, questa è la mia percezione. Ognuno si tocca il proprio cazzo, per dirla con stile da Hell’s Kitchen. Io, che a 24 anni sto frequentando un master a Roma, in una privata che è sulla bocca di tutti e tenta di riprodurre a campione il modus vivendi dirigenziale italiano, in WNR ci vedo davvero quello stile… Gascoigne, Vendrame, Owen, Zigoni.

Ora… non è autocommiserazione. Se mi autocommiserassi direi “oh mio dio perché non riesco a fare ciò che mi piace è tutta colpa della società della mia famiglia mmerde”. Invece no. Sento solo la mano callosa di Bukowski alle spalle, che mi tuzza e mi fa

if it doesn’t come bursting out of you
in spite of everything,
don’t do it.
unless it comes unasked out of your
heart and your mind and your mouth
and your gut,
don’t do it.

E mi sento uno stronzo, un cesso di merda che non ha insistito come avrebbe dovuto. Nulla avviene per caso, signori. Certo, ci sta che la persona giusta tu la incroci al momento giusto sicché ehi visto?, mi ha proposto un lavoro in quella casa editrice e sai… no. Non è che capiti di diventare un fenomeno. T’là fadià, si direbbe a Taranto. Te lo devi lavorare. Charles Bukowski ha mandato lettere sigillate con dentro suoi racconti e sue poesie per tempo immemorabile a una quantità immonda di editori. Rifiuti. Non vali un cazzo. No, grazie. Forse più in là.

Pisto prega, Ban lo bacia. in primo piano la cover del librone, l’unico by WNR (per ora)

Pozzecco, medaglia d’argento con l’Italia di Basket assieme a Chiacig e altri dei, nel 2004 ad Atene, ha detto qualcosa che potrebbe essere riassunta come un “basta con la retorica dei talenti perduti, del “se avessi avuto la testa…”. Che cazzo significa? O ce l’hai o non ce l’hai, la testa. Anche se fai casino, se ti piace la figa, se ti piacciono le feste, devi tenerne conto. Essere uomo di merda e incapace di emergere nonostante un talento mostruoso, beh, non esiste”.

A un certo punto del pezzo di Pozzecco, una vera bibbia da stamparsi, dice “a quelli che raccontano di aver sfiorato il successo: se non ci siete arrivati perché avete avuto paura di diventare marmellata, di esporvi a figura di merda e morte totale: ci sta, lo capisco. Ma se volete dare la colpa all’universo oppure alle feste, lasciate stare per favore”

Pozzecco e Bukowski forse avrebbero avuto delle prospettive comuni.

Non ci chiamiamo, non ci sentiamo spesso, ci tracciamo attraverso i radar di instagram tipo “oh Banhoff ha messo like al video dei canini e Pisto ce l’ha fisso alla Emrata”

La mia storia con WNR, con la scrittura cattiva, con ‘sto mondo in generale, sta in ‘ste condizioni, per il momento. Ne capisco la deflagrazione, la potenza, la bellezza, e però boh, chi ci vuole sta dietro poi?, e si indugia in una canna eccessiva in una nottata a guardare quel cavallo dimmerda di Bojack Horseman che continua a impanicarsi… e ci pensiamo domani a svoltare con WNR. E ci pensiamo domani a riportare su carta quello sguardo ossessivo di quella ragazza; lo butti giù domani quell’appunto sul lavavetri abusivo che all’angolo della Nomentana con via Asmara viene preso a bottigliate da una macchina in corsa… scriviamo tutto domani. Domani inizi anche a scrivere quel raccontino là cyberpunk sulla droga sintetica e sulle prostitute robot nei bordelli e poi esordirai in Marsilio come il tuo scrittore vate Cosimo Argentina e…

E no.

Non funziona.

A quel punto chiudo Chrome, chiudo il pc, mi rimetto ad ascoltare le chiacchiere della prof expat di “Tecniche e Principi della Segmentazione”. E prendo appunti su come si passi dal segmento al target reale.

E’ andata così.

Piangersi addosso non serve; accendersi un’altra sigaretta e pensare a quando stavi in un momento che ORA reputi migliore di quello che vivi ADESSO, non serve nemmeno.

Tocca scannerizzare l’ambiente; guardarsi dentro e dire cosa c’è che non va. Non fa nemmeno male, dopo. E’ solo l’inizio che non lo capisci.

Oh, tanti auguri merde. Calatevi un boilermaker al pub in nostro onore. Whisky alla goccia e birra lager.

Che Hank sia con voi.

P.s: vedo un netto parallelismo tra Bukowski e Bojack Horseman.

Non c’entra un cazzo forse è il thc o la stanchezza o entrambi… ma in WNR coesiste questo spirito sputtanato. Non so come formalizzarlo… forse non ho fatto abbastanza psicanalisi.

“Dillo a parole tue!”

Vabbò…

Lorenzo Monfredi

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Aspirazioni? L’eternità

Mi sveglio e leggo Dago. Poi passo ai quotidiani. Il Fatto mi fa schifo graficamente, idem per Repubblica. Penso a Travaglio e mi si ammoscia, lo visualizzo come una vecchia frocia isterica che sa tutto e odia tutti e non riesco a fottermene mai nulla di ciò che dice. Leggo tutto Libero e tutto il Corriere poi il Foglio (Cerasa è negato a scrivere). Non il sito eh, il quotidiano. A volte aggiungo cronaca locale varia. A volte la Gazza. La prima pagina di Libero ogni giorno è uno spasso. Titoli che sono delle bombe, pezzi che hanno delle idee. Leggo Feltri, Farina (agente Betulla) e godo. Rido, li mando ai miei amici. Godono e ridono anche loro, tutti. Specie quelli di sinistra a cui regalo un momento di evasione mentale. Poi mi faccio male e passo alla roba seria. Il Corriere esordisce con Galli Della Loggia su argomenti tetri a cui accosta cazzate sul mondo dello spettacolo, su chi chiava chi ma detto in tono colto. Come se la merda ricca puzzasse meno. Stacco un attimo perché mi annoio. Libero mette in prima pagina “aumentano i gay”, “comandano i terroni” pezzi che vanno giù lisci come l’olio. Scoppiettanti e allegri, vivi cazzo. Quelli del giornale me li immagino li in redazione a fare i titoli, che si divertono come matti, che la mattina dopo sanno già che scoppierà la bomba.

Ormai non si può più parlare di un cazzo con nessuno.

Credo Libero sia uno dei pochi giornali che vende (Repubblica, che ogni giorno lancia onde negative di morte ha appena perso il suo direttore che si vantava di aver “dimezzato le perdite”. Non aumentato le vendite, ma dimezzato le perdite. Boh). E godo per quei caproni che cominceranno a twittare entro breve, mentre io che sono in piedi dalle 5,30 sento di averli già bissati. L’idealismo ha perso, è puro intrattenimento ormai. Gli idealisiti per essere coerenti con se stessi dovrebbero fare volontariato di notte, andare in Africa, sulla Seawatch, a fare il natale con i barboni a Milano. Non fanno un cazzo, cercano di ficcarsi delle tipe leggendo poesie impegnate o dandosi arie. Un povero non l’hanno mai visto in faccia. Se lo avessero visto si sarebbero cacati sotto. Invece fanno un clic, un tweet e tutti abboccano.

Milano. Pazzo nella metro.

Ormai non si può più parlare di un cazzo con nessuno. Se dici una cosa sugli immigrati sei un fascista, se hai dei dubbi sei un grillino, se sei un grillino sei un coglione, se simpatizzi per Salvini sei un SS, se sei del PD sei un ebete, etc. Guai a parlare chiaro, a dire la tua in pubblico. Che poi non è vero, perché la gente si scandalizza su Facebook ma ai tavoli di una cena sono più le teste che annuiscono che quelle che dissentono. In privato sono tutti meno estremi.

Più sei libero intellettualmente, più sei solo.

I trend del moralismo sono stagionali e invecchiano, sono miopi e privi di approfondimento. Si ai vaccini incodizionato perché lo dice la Scienza. Vuoi sapere il paradosso? Il mondo accademico è molto più diviso al suo interno dell’opinione pubblica che invece è un blocco plebiscitario del si. Lo scienziato ha molti più dubbi di un no-vax sui vaccini, così si sveglia e si interroga ogni giorno, l’idealista invece è sempre convinto, sa sempre tutto. La scienza è la nuova religione ma è priva di spazio per i sogni. Perché è bello avere la fede, credere nella reincarnazione, nel divino, nello spirito? Perché da aria al cervello. La scienza è ok, ma è fredda. E molti che ci si affidano non hanno mai letto un cazzo di libro di scienza. Non sanno niente.

 

Bar Degrado – Circolo Arci

Penso a queste cose oggi che WNR ha compiuto cinque anni. Pochissimi post, tantissimi silenzi e mi piace così. Volevamo diventare il primo sito culturale in Italia, o meglio: lo avevamo detto, ma non o volevamo, perché se lo avessimo voluto davvero ci saremmo riusciti. Abbiamo fatto benissimo a mollare. Quelli che dovrebbero fare cultura sono un rompimento di coglioni unico. Vice che dovrebbe essere una roba alternativa è la noia. I vari siti cool minimamoralia, thevision e co. idem. Le case editrici di nicchia sono pesissime come Nero Editions o Tunuè (che comunque leggo e so apprezzare perché non sono un criticone. Iperoggetti l’ho amato).  Not, Prismo (esiste ancora?), Rivista Studio, Esquire Italia (qualcuno lo ha mai letto?) sono di un presomale che la metà basterebbe a farsi venire la depre. Nessuno legge niente, al massimo shara i pezzi sui social. Ma è già tanto e forse è pure giusto. Che cazzo me ne frega dell’opinione di uno sbarbino milanese di vent’anni che fa il fenomeno e posta stories con la trap?

Più sei libero intellettualmente, più sei solo.

Ripeto: Writeandroll ha cinque anni. Non abbiamo concluso un cazzo e proprio per questo siamo da premio. Abbiamo dovuto vivere le nostre vite. WNR è sempre attualissimo e la gente ce ne chiede sempre un pezzettino. Nonostante abbiamo fatto di tutto per sparire, siamo ancora qui e abbiamo creato la nostra cerchia ristretta. Scriviamo, stiamo abbastanza bene, ci intendiamo quando ci troviamo e sappiamo scorgere opportunità ovunque. Anche nella fine del mondo. E questo mi fa godere, mi fa dire a tutti: puppateci la fava.

 

Ray Banhoff

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