Archivi del mese: settembre 2018

Iperminchia

Will Hunting – Genio Ribelle. Matt Damon (nell’era pre bolsa di Matt Damon) è al primo appuntamento dal super psico Robin Williams e lo cazzia riguardo alla sua biblioteca:

«Voi intelligentoni vi circondate di un sacco di libri. Peccato che siano quelli sbagliati.»
«E quali sono quelli giusti?»
«Quelli che ti fanno drizzare i capelli in testa.»

Sbam! Esatto. Quelli che ti fanno drizzare i capelli in testa, quelli di cui ti ricordi davvero, quelli che WHOA!

Si parlano addosso e in codice. Ti fanno sentire escluso. Ecco perché nessuno si incula la filosofia.

Non ne trovi tanti in giro di libri così. Ne trovi difficilmente in libreria dove ti propinano sempre la solita sbobba a base di Murgia (apice della merda anche se non l’ho mai letta) e nei top seller di Amazon. Di solito la gente legge robaccia.

Ogni tanto però ti capita. A me è successo con Iperoggetti di Timothy Morton (Nero Editions). Moreno mi ha detto: leggilo è stupendo. Poi io l’ho letto e lui no, come spesso accade. Ma io sono disoccupato e mi è molto più consono dilettarmi con la cultura.

Morton è un filosofo e io non so niente di filosofia. Cioè so quello che può sapere uno che ha letto Nietzsche a sprazzi e non ha un dottorato o una laurea in filosofia (però ho dato 12 cfu di Estetica con Desideri, lui era simpatico mangiava la cioccolata e prendeva tutti per il culo. Scriveva incomprensibile anche lui cmq). Di solito i libri di filosofia del cazzo hanno un problema: trattano in modo troppo stretto la filosofia del cazzo, rendendola inaccessibile a chi non ha delle conoscenze approfondite. Kant di qui, Spinoza di la, Coso che ha smontato una cosa pesissima che Coso prima di lui credeva Sacra.

Una roba odiosa. Si parlano addosso e in codice, ti fanno sentire escluso. Ecco perché nessuno si incula la filosofia. E poi i filosofi non hanno quasi mai il senso dello stile… Scrivono come dei tecnici, o dei ragazzini smaniosi di farsi notare da altri ragazzini nerd più smaniosi di loro. Imparate a parlare cazzo, e poi vediamo. Socrate parlava in modo comprensibile, perché dopo di lui quasi nessuno più lo ha fatto?

Morton ogni tanto è così, si perde a parlare di filosofia del cazzo, di Kant, di coso quell’altro Heiddeger (vi ricordate Carmelo Bene che sbraita: lei parli di ontologia con il signor Heidegger e vada a fare in culo!!! che bello…), etc, ma per il resto è potentissimo. Perché?

Ve la metto così. Settimana scorsa ero dal mio erborista, un luminare, uno dei padri dell’erboristeria in Italia, uno con due coglioni così a cui mi affido ciecamente per farmi curare perché ci becca sempre. Parlavamo e viene fuori la puntata di Report (o adesso è Presa Diretta, non ricordo) in cui si parla dello scioglimento dei ghiacci.

Non so se l’avete vista. Io l’ho vista e sono stato male per dei giorni. Ci sto ancora male. Anche il mio erborista era terrorizzato e questo non ha fatto che atterrirmi ancora di più. (Chi vuole la trova qui… vi avverto: fa male).

Ghiacci che si sciolgono, Como in inverno più fredda dell’Artico, clima impazzito, catostrofi, carestie. Tutto nel giro di pochi anni. E non si sta fermando, anzi. Cose che so, che sappiamo tutti. Ci pensavo anche prima della puntata, ma dopo che l’ho vista ci penso ancora di più. Tutto ha assunto una forma diversa. Cosa studio a fare se tra dieci anni potremmo essere un paese desertico o sommerso d’acqua? Perché facciamo tutti finta di nulla? Morton direbbe che finalmente sono stato cosciente della presenza di un’iperoggetto: il riscaldamento globale. 

Di solito i libri di filosofia del cazzo hanno un problema: trattano in modo troppo stretto la filosofia del cazzo

Quindi ecco gli iperoggetti. Perché nessuno parla degli iperoggetti? Perché al vertice ONU dell’altro giorno non ne hanno parlato? Perché i giornali non ne parlano? Perché ne parlano solo i fighetti radical chic e i pesantoni stile Raimo (che non ho minimamente idea se ne parli o meno ma lo volevo dire)?. Perché la tv non ne parla? Morton lo spiega bene. È colpa dell’ecologia. Anzi, colpa degli ecologisti. Per essere davvero ecologisti dovremmo abolire il concetto di Natura. Cioè di quell’idea idilliaca di Natura da preservare nata negli anni 70 e ormai perduta. Un’idea che scoraggia qualsiasi approccio pratico al pensiero ecologico di cui avremmo bisogno. Potrei dire un’idea moralistica dell’ecologia che nessuno oggi ha voglia di sentire. Cioè già facciamo una vita di merda, ci vuoi mettere pure la fine del mondo? È colpa nostra cazzo la fine del mondo? Di noi che ci sbattiamo e che ogni tanto non facciamo la differenziata? E che cazzo.

Beh, Morton ti cazzierebbe ancora. Quale mondo? Non esiste nessun mondo. O meglio niente che possa essere capeggiato e compreso in toto dagli esseri umani. Esistono solo oggetti alcuni delle dimensioni che possiamo controllare, altri così grandi che non riusciamo nemmeno a quantificare, come il buco nell’ozono, la biosfera, l’inquinamento. Basta pensare a questi temi in chiave astratta. Gli iperoggetti sono già qui, sono tra di noi e hanno già modificato la nostra vita. Il mondo, se per mondo intendevamo quell’idillio stile National Geographic, è già finito. Il riscaldamento globale è il sudore sulla nostra fronte, l’alluvione a settembre, la calura anomala, la pioggia fuori stagione. Questi fenomeni sono solo prolungamenti del suo corpo mostruoso e per noi invisibile che occupa la biosfera. Noi siamo li in mezzo, piccolissimi e impotenti, ma paradossalmente lo abbiamo creato.

Avete mai visto un’alluvione? Io si, il 10 settembre 2017 a Livorno. Otto morti, non so quanti sfollati, settimane a scavare nel fango in casa con l’acqua che era arrivata a più di due metri, le auto che galleggiavano testa in giù perdendo benzina, gli animali morti, il silenzio agghiacciante. Quando arriva puoi solo pregare. Bene, il disastro di Livorno ha delle responsabilità umane (cattiva gestione, mancanza di controlli, poca chiarezza sulle procedure di sicurezza), ma quella pioggia non era normale. Tutti la sera stessa, prima dell’alluvione, ne parlavano come una “pioggia tropicale”. Quelle a cui ormai ci siamo abituati. Potentissime e veloci, poi seguite da siccità. Eccolo il riscaldamento globale. E quella alluvione era una scoreggia… immaginiamoci lo scioglimento  in Artico cosa potrebbe generare.

Cosa studio a fare se tra dieci anni potremmo essere un paese desertico o sommerso d’acqua?

È Lovecraft. È La Strada di McCarthy. È quell’immagine di fine che una volta che visualizzi non fai più a tempo a cancellare. Guido la macchina e penso che dovrei convincere la mia ragazza ad andare in Montagna a cercarci una sistemazione, perché credo che quando arriverà l’acqua a Livorno saranno cazzi. È peso eh? 

Sto scrivendo di getto, non ho nemmeno il libro con me, sennò avrei trascritto parti intere sottolineate. Ma forse è meglio così. Il fatto è che questo libro, tolte le parti di filosofia stretta, è un’accesso a una visione della nostra vita agli antipodi della visione che abbiamo della nostra vita. Devo ammettere che l’ho letto con diffidenza. Non conosco quelli di NOT, mi pareva una roba fighetta, non sto facendo una marchetta per loro. Io dopo tre pagine ho mollato. Poi una settimana dopo ero ancora lì che ci pensavo e mi ci sono buttato dentro. (Ho abboccato perché come dicevo qui riguardo alla torta, sono un feticista dei libri e questo sembra un sandwich. Ha le pagine  morbide e di carta un po’ così, di quelle dei manuali di MS DOS degli anni 80).

Iperoggetti è un libro che ti fa drizzare i capelli in testa. Una roba che non ti scordi. Forse perché tratta della nostra spocchia, del nostro sentirci eterni. C’è un capitolo che si chiama IPOCRISIA che è fondamentale a riguardo. Potremmo dire che anche l’Iperminchia (grande così tanto quanto la minchia immensa che ce ne frega del riscaldamento globale) è un iperoggetto e ci sta iperinculando.

Ray Banhoff

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Meglio 1 Asia Argento che 10 100 1000 Fedez

Ora sparo l’anedotto.
Il direttore di Donna Moderna mi manda a intervistare Asia Argento a Roma. Tecnica e tattica dell’intervista quando lavori in un settimanale di attualità: documentarsi, leggere tutte le altre interviste rilasciate dal personaggio con l’obiettivo di individuare una falla, un pertugio dentro il quale infilarsi per uscire fuori con la NOTIZIA. Ovvero quella frase, quel retroscena che il personaggio non aveva mai detto o raccontato. Io faccio così e capisco che Asia Argento non aveva mai parlato della masturbazione femminile, cioè nessuno gli aveva mai chiesto se si masturbava oppure no.

(Asia by Chico De Luigi)

Vado a Roma con tre pagine di domande per Asia Argento, quella sulla masturbazione era l’ultima. Ma le precedenti non è che fossero da meno. Sempre sul sesso erano, tranne le prime, più sul cinema, suo padre, il film di cui era protagonista. L’intervista gliela dovevo fare in una villa di cui non ricordo il nome dove c’era la conferenza stampa. Io arrivo un po’ prima, prendo un caffè, mi guardo intorno, a un certo punto mi giro e vedo una fregna ma una fregna arrivare su tacchi altissimi, tutta fasciata da una mini gonna nera con gambe toniche e senza calze, sopra pushappata, una figa esagerata. La guardo bene: è Asia. Non l’avevo riconosciuta. Me l’aspettavo più bassa, meno tirata e anche il viso dal vivo mi sembrava diverso. Mamma mia, penso: come faccio a parlare con una così senza farle capire che non la lumerei? Dai, siamo seri, non sarà possibile. E infatti.

Io vi apprezzo cazzo perché siete sempre così sicuri voi che giudicate. Io coltivo l’insicurezza

Finita la conferenza, ci mettiamo a sedere su sedie in ferro battuto intorno a un tavolino in ferro battuto io, lei Fregna Imperiale, e un tipo che era lì in qualità di ufficio stampa. Asia Fregna Imperiale Argento risponde a monosillabi. La voce è quella, come se avesse la buccia delle prugne in bocca, ma più che sì o no alle mie domande (le prime, quelle sul suo lavoro!) non mi dice. È chiaro che ha capito che razza di pensieri ho fatto su di lei. È talmente scontrosa che intuisco che finirà male. Quando comincio le domande hot la situazione degenera. Lei si agita, inizia a essere ancora più criptica. Decido di tagliare e vado diretto giù, fino all’ultima domanda. Gliela faccio secco. Lei mi guarda e mi fa: “Io mi alzo e me ne vado, ti giuro che mi sto per alzare e andarmene”, con quella voce prugnosa e impastata. E lo fa. Si alza e se ne va. L’intervista verrà pubblicata esattamente come da sbobinato, con domande di due righe e una sfilza di soli Sì e soli No come risposte, fino all’epilogo. Tutto sommato descrisse Asia F. I. Argento molto meglio di tante parole. Molti mi dissero che lei si era comportata male invece io l’avevo capita. Lei quell’intervista non aveva voglia di farla, non aveva voglia di rispondere a nessuna domanda. Non era in giornata, avrà avuto i suoi motivi, e andava bene così. Quello sbagliato ero io. Invece di parlare dei suoi tormenti volevo/dovevo portare a casa la dichiarazione che facesse parlare, che alimentasse il circo.

Ora scoppia il caso Asia F. I. Argento che strupra un ragazzino e tutti a dire che XFactor non lo deve fare, non lo può fare. Poi le audizioni vanno in onda? Tutti a dire che Asia F. I. Argento non è brava, è bravissima e preparata. Ed è vero: capisce l’anima di chi è tormentato e ha bisogno della musica o di qualcosa per esprimersi. Lo comprendi subito che ha un passo in più, ti basta ascoltare una sua frase – pronunciata con una t-shirt con scritto Bisexual Teenager – dopo l’esibizione di un candidato alla diretta di XF che avverti il suo vissuto e la sua fragilità.

Alla fine siamo sempre lì: alla facciata. A mostrare il lato educato e a nascondere ciò che si è

Ed è per questo che scrivo questo articolo: Asia F. I. Argento dovrebbe restare giudice di XF. Morgan disse che si faceva di crack e poi andò a chiedere scusa a Vespa. Più sbagliato il secondo atteggiamento del primo, se vuoi essere quello ribelle. Imperdonabile. Asia F. I. Argento è stata inchiodata da un bonifico, una serie di messaggi e cosa altro? Aspetterei a impalarla pubblicamente (il caso Brizzi dove lo mettiamo?). E poi: Asia F.I. Argento non va bene e Fedez sì? Ma in base a cosa, scusate? In base a cosa, cazzo. Fedez che invita una generazione a votarsi al consumismo estremo, a comprare follower e like pur di fare i fighi e inculare i brand, a fare i finti duri con la mamma al seguito? È tutto giusto ciò che fa Fedez o c’è qualcosa di subdolo che vi sfugge? Non lo capite ma qualcosa non vi torna, vero?

(Asia Argento nel televisore della nonna di Ray Banhoff, in cucina)

Dei benpensanti non ce la faccio più, degli ipocriti da ufficio marketing ne vedo ogni giorno, il bluff si intravede dopo un minuto se guardate bene. Preferisco chi sconvolge. Chi vive come se fosse su un palcoscenico è sempre più interessante. Io vi apprezzo cazzo perché siete sempre così sicuri voi che giudicate. Io coltivo l’insicurezza rivendicando il diritto di ognuno di trovarsi nei casini più irreparabili per ingannare il proprio malessere e donare un po’ di amore alle proprie inquietudini. Io sto con i Di Canio, i Maradona, i Cantona, i Gascoigne.

Ammesso che Asia F. I. Argento abbia struprato (ammesso che lo abbia fatto!) un ragazzino di 17 anni, altri come Fedez ai ragazzini di 17 anni e anche meno violentano le menti, lobotomizzandole. Ma lui può, lo può fare. Pubblicamente. Il mondo va così. Non cambierà mai. Alla fine siamo sempre lì: alla facciata. Al mostrare il lato educato e a nascondere ciò che si è, perché è contro la morale comune. Poi però ci sono i Van Gogh, i Morrison, i Pasolini, i Frida. E tutti lì a osannarli nei circoli da letterati. Perché il successo e il genio sono borghesi pure loro. Alla fine dicevo siamo sempre lì: alla facciata. Dobbiamo restare piccoli e mediocri e la testa tenerla giù, giù, come un animale.

@moreneria

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L’omo si fa condurre da un altro omo

Prima fu Berlusconi, poi il buio.

Vent’anni in cui, dei leader politici non si ricorda un volto se non le occhiaie di Fassino, i baffi di D’Alema, la bassa statura di Brunetta. I tratti macchiettistici, giusto quello. Il corpo è scomparso dalla scena. Gli uomini hanno lasciato il posto a figure.

Renzi è stato un fenomeno atmosferico, non un corpo. Come fenomeno lo paragonerei a un fulmine (potevo essere meno clemente)  nella notte e quanto un fulmine è durato, spegnendosi in un rovo di autocombustione e deludendo i pochi che aveva abbagliato.

Se guardiamo lo scenario dei personaggi politici attivi, in grado di fare la differenza, oggi troviamo solo Salvini, l’unico a guadagnarsi l’appellativo di “Capitano degli Italiani”, così lo chiamano su Facebook (un grado, quello di “capitano”, gerarchicamente vicino a quello di “Komandante” attribuito a Vasco Rossi, che stando a chi glielo ha conferito è il riconoscimento più alto, quello di vero imperatore del “popolo” e per “popolo” intendiamo quell’entità che gli snob chiamano “la gggente” con quelle fastidiose tre G ma che poi è la vera voce degli ultimi, è il bottino di consensi a cui un politico aspira).

Luigi Di Maio ha quell’aria da carabiniere d’ufficio…non di pattuglia: d’ufficio proprio!

Possiamo dire che sebbene siamo tutti ormai disincantati e delusi dalla politica, i nostri futuri dipendano ancora dalle scelte politiche che il nostro Paese compierà e quindi dagli uomini che le metteranno in atto.

Ma come dicevamo prima, non si vedano gli uomini. Si vedono delle figure, ma pochissimi uomini.

Ad ora, tornando all’unico corpo in movimento con sembianze senzienti, che ha nel suo fare un piano e una volontà che non si lascia intaccare dalla morale comune, ovvero a Matteo Salvini, possiamo dire diverse cose.

Divide e questo rende forte ogni politico di statura. Accende gli animi di chi lo segue e di chi lo condanna. Ha un consenso alle stelle, plebiscitario, che gli va riconosciuto come un merito e non come l’effetto collaterale della rozzezza di chi lo ha votato. Questo è l’errore snob che abbiamo fatto con Berlusconi. Anni a dare conto alla gente senza valori che lo votava. Poi idem con i 5Stelle dipinti come antipolitica e deficienti e quelli che hanno sbaragliato ogni risultato elettorale. Purtroppo tanta acidità a priori è dovuta alla devastazione portata dai social media nella nostra società di cui parleremo nei prossimi post.

Salvinix, dicevamo, mira a diventare il Putin italiano e ci riuscirà. Non il Putin fuori dalla Russia, quello dipinto come il Male, ma il Putin della Russia rurale che ne stampa il volto sulle bandiere che appende in salotto.

Luigi Di Maio ha quell’aria da carabiniere d’ufficio…non di pattuglia: d’ufficio proprio! L’aria di quello che compila la denunzia iniziando con: «il qui presente soggetto ha smarrito in luogo non conosciuto il proprio portafoglio contenente i documenti» (c’è gente che scrive così, ne ho le prove, è un abisso di orrore), che non gli permetterà di condurre niente.

All’orizzonte si fa rivedere Di Battista, che richiama quei senza patria di sinistra da centro sociale, Che Guevara e deep web che sono diventati l’elettorato del Movimento; quella forza che da voce a un vagito ideologico di gente cresciuta a Matrix e Fight Club, a G8 e cannoni di fumaccio scadente, che è la vera base 5stelle e non si può rispecchiare a lungo nel noioso carabiniere. Su Dibba fin dal giorno del ritiro si vocifera la grande macchinazione: «Manda avanti Gigi per farlo asfaltare e torna tra un paio di anni a fare il premier». Lui nega da sempre, ma nessuno ci crede.  Ha sete di potere, vuole tornare, regnerà su tutti sacrificando il caro Gigi. Anche a pelo sullo stomaco, nel M5S è l’unico che possa tenere testa a Salvini di fronte a una piazza gremita, almeno ad ora.

Fico farà la fine di Civati. Ci ricorderemo di lui solo con i post FB tipo: accadeva oggi ma cinque anni fa.

Berlusconi è giustamente nella sua teca da museo. Nelle ultime apparizioni, quando si vantava di aver posto fine alla Guerra Fredda, faceva quasi pena. Abbiamo amato il suo folclore ma ha distrutto il Paese, letteralmente. Vent’anni di roba a cazzo lasciandosi dietro una strage di riforme mancate, di sfide perse, di stallo senza idee e gente brutta con delle cravatte ancora più brutte.

La Sinistra incarnata in quell’organismo folle che era il PD per fortuna è morta. Si auspica che rinasca perché potrebbe essere utile, ma anche no. L’unica utlità ce l’ha se rinascendo supera se stessa e la sua terminologia per rinascere in un mondo in cui la parola sinistra deve trovare un senso nuovo.

Salvinix, dicevamo, mira a diventare il Putin italiano e ci riuscirà.

L’altro giorno da questo corpo morto si è mosso un arto, come i cadaveri in rigor mortis che esalano gas dal culo o alzano un braccio nella notte. Era Zingaretti che ha detto che il PD deve essere il primo su internet. Cazzo, non vuol dire niente ma è vero. Primo su internet. C’è un fondo di verità. Chiaramente chi doveva supportarlo lo ha azzoppato, col classico fuoco amico interno al partito, schema della sinistra degli ultimi decenni che ha portato a questa situazione di stallo.

Per il resto, siamo ancora qui come il popolo cristiano a sperare nel ritorno del Messia. Ma arriveranno prima gli uomini, statene sicuri. E di quelli e delle loro debolezze noi faremo i nostri prolungamenti, come sempre. Perché per quanto possano fare rumori e protestare, gli uomini da che mondo è mondo, si fanno condurre da altri uomini.

 

Ray Banhoff

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