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Vi ricordate la polemica sui classici?

Madonna santa, il tempo su internet è assurdo. Questo pezzo è rimasto in bozza mesi fa, quando c’era la polemica sui classici. Ve la ricordate la polemica sui classici? Sembrava la fine del mondo, ne parlavano i quotidiani, i siti, ognuno diceva la sua sulla propria bacheca. Così come accade per tutto: tramonti, vaccini, cazzi, figlioli di Fedez, bombeatomiche. Tutto. la gente dice la sua su tutto. Secondo le logiche del web questo sarebbe un pezzo vecchio, che un social manager mi sconsiglierebbe di pubblicare. Quindi lo pubblico. Iniziava così:

nell’era social non ci si rende conto che ci si connette si, ma a una miriade di casi umani

Signori, al giorno d’oggi leggere è un atto eroico, un lusso che si possono permettere solo i più centrati, i più volenterosi. I disoccupati non leggono perché sono depressi, gli ignoranti non leggono perché sono ignoranti, quelli che lavorano non leggono perché lavorano troppo e la sera sono stremati. Nel poco tempo libero che hanno le persone svolazzano da un social network all’altro, da uno smarthphone a uno schermo tv. Chi ha più tempo per quei cosi di carta, rettangolari, chiamati libri?

Poi non è che se leggi sei meno stronzo o sei meglio di qualcun altro. Come diceva Houellebecq: devi veramente odiare tanto la vita per amare la lettura, alludendo agli anni passati da solo con una bottiglia di vino e i libri, lontano da tutti. La letteratura è sempre stata una sfida per pochi, così come la conoscenza: altro grande percorso in solitudine verso la vetta. Oggi più che mai la solitudine è il trend meno di moda, oggi Zuckerberg (probabile prossimo candidato presidente degli Usa) ci vuole tutti connessi. Per lui è stupendo (e stipendio), ci sbrodola quando ne parla, ci crede cazzo si arrapa a progettare un nuovo modo di “condividere” le nostre foto i nostri pensieri, le nostre cagate, non pensa ad altro. Pensieri di persone che oltretutto ci infettano con le loro paranoie i loro disagi perché in questa convivenza forzata ci si pialla per essere tutti uguali. E poi con tutta questa connessione con gli altri, chi ha tempo per stare con se stesso? Tuttavia sono molto speranzoso sul futuro dell’umanità.

Enrico Pantani (mito totale) su FB, Ig e enricopantani.it

Il vero tema della polemica sui classici non dovevano essere i classici ma: come riportare le persone sulla retta via? Ammesso che i libri possano farlo, perché il più delle volte con la lettura e la letteratura da impazzirci e crearsi un mondo parallelo alla Philip K. Dick o alla Bolaño. Ma come fare in modo che le persone stiano meglio e che quindi abbiano voglia di leggere, quindi di vivere, di progredire? Come spiegare a tutti l’importanza di prendersi cura di sé e di nutrire lo spirito? Noi nel nostro piccolo abbiamo creato la Society che non si chiama così a caso. Non abbiamo sfondato, non siamo diventati una casa editrice o un sito da macchianera ma abbiamo la nostra gente che si sente parte di qualcosa, parte di una società segreta e parallela i cui riporre delle aspettative, delle speranze.

Volete che i giovani leggano i classici perché voi in primis vi sentite dei classici.

Nella polemica sui classici dovevamo aprire un dibattito sulla scuola e sugli insegnanti. Tutti i libri buoni che ho letto mi sono arrivati per una sete personale. Non credo in una scuola che inculca a forza concetti austeri. Sogno per il futuro una scuola ben radicata nella realtà, che studia la realtà, là tradizione si ma anche il presente. Dice i ragazzi i classici non li leggono sono strafatti di telefonini e video di Youtuber. Ok, fagli studiare i social network, spiegali cosa sono, cosa è il marketing, a cosa servono. Spiegagli che vengono usati per vendere e basta. Se gli lasci il telefono in mano a quei disgraziati saranno come i ciccioni americani che infestano i centri comemrciali comprando bibite gassate. Ci vorrebbero dei medici che gli spiegano i problemi legati all’obesità appostati attorno agli scaffali. Ma è impossibile. Così come è impossibile rompere le palle ai ragazzi e togliergli il telefono per mettergli in mano Dostoevskij. Uno spunto potrebbe essere una scuola in cui gli alunni studiano (anche) i social network, la contemporaneità, in cui si fanno giocare ai videogiochi e in parallelo gli si fa studiare la preistoria di Far Cry Primal (gioco ambientato im un mondo di 10000 anni fa in cui ti devi cacciare le prede) mentre gli si legge Il cacciatore celeste di Calasso (un saggio antropologico e letterario sulla storia reale e letteraria tra l’uomo e la caccia). Si, lo so che voi puristi vi schifate, che vedete in questa ipotesi un affronto alle vostre certezze, ma se fossi un docente non potrei esimermi da paragonare Jon Snow a Robin Hood. A chi non ha mai letto il giovane Werter gli parlerei di quanto il suicidio, la sfiga, la depressione siano un tema attuale e ampiamente approfondito in letteratura, gli parlerei anche del Blue Whale, di Foster Wallace, di Pavese di Kurt Cobain. Magari salvo la vita a un depresso.

Enrico Pantani (mito totale) su FB, Ig e enricopantani.it

E poi con tutta questa connessione con gli altri, chi ha tempo per stare con se stesso?

Volete che i giovani leggano i classici perché voi in primis vi sentite dei classici. Avete un pensiero formato, millenario, siete adulti, invece loro sono delle capre come i giovani di ogni generazione. Vogliono sparare cazzate, fare tardi, limonare, disobbedire e si sentono stupidamente imbecilli e ridacchiano tra loro tutti tronfi e bruttini. “A vent’anni è tutto ancora intero/ a vent’anni si è stupidi davvero” (Guccini). Tranquilli, a trenta sono già tutti pieni di ansie di paranoie, vanno dallo psicologo, non gli viene duro o stanno su Tinder, pieni di rigidità, ancora illusi di essere giovani, ancora aggrappati alla scia morente dei loro fasti di bambini, quando sognavano. E voi come siete? Voi che i classici li avete letti, voi colti che minimamente avete studiato, voi che vi ci impegnate ogni giorno a stare al passo coi tempi, informati e lucidi? non sentite la pressione sul collo? È una richiesta di eternità (la vostra) questa pretesa che i giovani se ne freghino dei classici (e di voi), fa anche tenerezza vista così. Per essere eterni invece dovete essere presenti ORA. voi in primis che avete la maturità dovete accettare la contemporaneità. Accettatela e fatela entrare in voi. E poi, per favore Intellettuali: capite Rovazzi, le parodie, la trap, gli Youtubers, l’MMA, la musica demmerda, gli overboard, i ciuffi, quegli abbigliamenti improbabili, i tatuaggi orrendi, invece di schifarli e basta, capiteli! sono i soliti tentativi banali e innocenti di una generazione per differenziarsi da quella precedente, fanno sorridere tanto sono scontati e inefficaci. Tutte le generazioni sono uguali, tutti i giovani sono sempre stati giovani in quel modo.

 

Ray Banhoff

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Il fratello scemo

Non si sono mai lasciati. A un occhio attento la vicenda degli Oasis può riassumersi così. Quando erano uniti minacciavano di separarsi (provandoci di tanto in tanto), da quando si sono separati hanno tenuto sempre tutti per la gola con la possibilità di tornare assieme. Quest’anno escono con un disco solista a distanza di qualche mese l’uno dall’altro. Nel tour promozionaleche è la loro vita, si contendono i titoli dei siti internet e le sparate più grosse sulle testate di tutto il mondo ed è un continuo e comico sorpasso. Il tuo disco sembra un kebab venduto da un vegetariano! e l’altro: FATTI VEDERE DA UNO BRAVO! Sbam! Fa ridere l’ormai vecchia storiella di non rivolgersi direttamente la parola. Chi io? Con lui non ci parlo! Non ci sentiamo dal 2009. Che buffonata. Loro nemmeno devono stare assieme per essere sempre più assieme. Non c’è giorno in cui non si mandino un messaggino a mezzo stampa tramite interviste, tweet e dichiarazioni. E anche se parlano di calcio, di musica, di qualsiasi cosa, parlano sempre e solo di loro due, del loro rapporto, dei loro litigi, di chi ha iniziato prima, di come era uno o di come era l’altro. Non c’è intervista in cui Liam non abbia dedicato il 50% del tempo recriminando a Noel quanto sia cattivo, quanto sia colpa del suo ego se non hanno più una band, spesso anche quanto gli vuole bene (perché Liam è capace di tanta violenza verbale e poi subito di un amore smisurato nei confronti del fratello maggiore, un classico dei classici. Mentre il fratello maggiore è infastidito da questo ragazzino acerbo anche da adulto, molto più bello di lui, che quando canta gli da le paghe e che sua mamma ha sempre preferito).

Apriamo gli occhi: sono due fratellini che litigano, due bambini che si contendono l’affetto di mamma. Già perché la mamma è sempre in mezzo in questo battibecco, l’ha tirata in ballo anche Liam per il cinquantesimo compleanno del Potato: vergogna, in mezzo a tutti quei vip scemi e non hai nemmeno fatto una telefonata per invitare mamma! Sembra una seduta dallo psicanalista pubblica, non c’è segreto che tenga, non c’è riserbo per nessun aspetto intimo, vale tutto per di stuzzicare l’altro. Lo disse Liam a Vanity fair nel 2011: «siamo stupidi, infantili, ci punzecchiamo come due bambini, è sempre stato così e così sempre sarà. Non so perché».

La cosa interessante è che negli anni anche noi ci siamo assuefatti alle loro dinamiche familiari di gelosia e ci siamo entrati dentro del tutto prendendone le parti a seconda degli eventi. Inizialmente era impossibile non stare dalla parte di Noel perché Liam parlava poco e diceva solo boiate. Faceva a pugni, dava pacco a un concerto, mandava Noel sul palco dell’Unplugged da solo per stare in balconata ubriaco a offenderlo. Era bello Liam il Matto e la sua voce era unica, ma faceva troppi danni ed era la minaccia continua alla rottura di quel gioiellino che tutti amavamo. Poi la rottura c’è stata e da lì il buio. Noel si è riciclato subito perché come tutti sapevamo gli Oasis li aveva fabbricati lui, le canzoni erano sue e via dicendo. Almeno così lui era solito dire anche quando stavano assieme, con una certa mancanza di tatto aggiungerei. O semplicemente Noel si è subito rigenerato, perchè aveva le mani in pasta ovunque, conosceva il mondo e sapeva stare a un tavolino senza fare a botte col cameriere. Questo tutt’oggi gli vale gli insulti del fratello che lo paragona a uno stalker di vip, con la sua solita fantastica capacità di rompere le palle anche quando dorme. Quindi Noel ha fatto dei dischi, nemmeno male forse, si è preso tutto il microfono per se e ha cominciato a esibirsi da solista. Ma insomma non è questo gran frontman. Ha fatto il suo, niente di più. E lo ha fatto solo quando aveva le spalle abbastanza larghe per farlo. Potremmo dire che magari voleva dimostrare qualcosa a se stesso, forse anche per lui tanto sicuro di se l’ombra del fratello minore strafigo era ingombrante, ma sono speculazioni. Noel è sempre bello da vedere e ascoltare ma è anche monco della sua parte Oasis. Cioè tutti avremmo voluto che quei pezzi li avesse cantati Liam, sarebbero stati certamente più ascoltabili. Liam invece è stato in ritiro per anni dando credito alla storia che senza il fratello non valeva niente. Dopo i Beady Eye (che comunque non erano poi peggio degli High Flying Birds per quanto ne possa capire) riappariva ogni tanto ingrassato e invecchiato, lo si è addirittura visto giocare a pallone con Giletti e Ringo. Un caso umano, tutti a ridere, tranne lui: sempre serio; lui mica mangia tofu come il fratello e sua moglie, lui si mette il parka e copre la pancia, lui è una vera rock star. Poi sono cominciati i rumors sul nuovo disco e giù tutti a mettersi le mani nei capelli: Non farlo! Poi così… senza Noel, senza nemmeno Gem, farai una figuraccia, chissà che schifo… E invece niente si è impuntato e ha fatto il disco. Girava voce che si avvalesse di produttori esagerati che si fosse messo in testa di scrivere lui i pezzi, che suonasse la chitarra. Oh Gesù, un suicidio annunciato.

Quando il disco è uscito tutti si sono ricreduti: ma allora non è scemo. No, per niente. Il disco è buono, si sente volentieri in sottofondo alla Feltrinelli, non piace a Pitchfork ma ce ne faremo una ragione e Liam Gallagher è ancora stupendo quando appare nel video di Chinatown. Poi Liam ha cominciato pure a parlare al microfono delle interviste, quello che non aveva mai veramente avuto, e a starlo a sentire come non fare il tifo per lui? In lui vedevi gli Oasis del passato che mettevano il mondo dei media a ferro e fuoco e poi ti ritrovavi con Noel Gallagher che postava su Instagram le lodi per il catering degli U2 o che faceva selfie di compleanno in un castello con Madonna e sharava i video di auguri del protagonista di Narcos, così… come un vip qualunque. Liam Gallagher che ha il dono della sintesi ha chiosato: mangerei la mia stessa merda piuttosto che ascoltare gli U2. Una frase che avrebbe detto pure se gli Oasis fossero stati assieme, se avessero aperto il tour degli U2. Liam è sempre Liam e Noel è sempre Noel e per la mia generazione questa continuità è importante perché è una delle poche cose indissolubili e frivole che ci è rimaste.

Il nostro cuore è rapito da quattro profeti e da mille cantanti, cantava Venditti. Non me ne vergogno, è vero. Saremo la classe disagiata, dei senza valori, c’è la crisi in Corea, la legge elettorale, c’è l’apocalisse in centro (cit), ma alla fine è tanto importante avere un’estetica, una epopea e gli Oasis sono la nostra. Fare il tifo per le brutture di uno o dell’altro nel mondo talent dove i giudici piangono e tutti sono scarsi o uguali e si leccano il culo a vicenda è il minimo. Se la pensi così non puoi non amare l’arroganza degli Oasis. Non puoi non amare la loro sincerità anche quando è palesemte falsa.

Detto questo, non credo nell’ipotesi di una macchinazione per cui tutto il battibecco tra i due fratelli sia studiato a tavolino come un piano di marketing per vendere meglio la reunion. Si dice in giro ma io non ci credo. Non so se si farà questa famosa reunion, Liam a riguardo dice sempre che prima di tornare sul palco assieme devono tornare a essere fratelli e che è vorrebbe stare in una band. Più chiaro di così si muore. Vuole fare pace. Se ne sta li a cantare con quello sciocco cartello con scritto ROCK ‘N ROLL come uno che cerca di farsi vedere da un aereo dopo che è naufragato su una spiaggia deserta. Appare un po’ ridicolo, ma con tenerezza e anche lui è monco della sua parte Oasis: l’altra metà, quella che sorvola il naufrago mentre pilota il jet e gira in tondo per farlo rosicare.

Il giorno che si sono sciolti ero salito a Milano apposta con il biglietto del concerto regalato dai miei amici. Sapevo che c’era attrito, ma non ci volevo credere quando si diffuse la notizia. Lo avevano fatto davvero. Dopo la rissa a Parigi si erano sciolti. Quell’adrenalina, quella paura di perderli si era avverata. Quella paura oggi rivive mutata sotto forma di speranza per la reunion. Li rivedremo assieme? Lo faranno davvero? Il giorno in cui si riuniranno, se mai succederà, sarà quasi triste, come quando vi regalano esattamente il giocattolo che volevate. Vi gusterete l’adrenalina che la cosa salti fino all’ultimo momento, dovrete comprare il biglietto e andare a Londra considerando l’ipotesi che non saliranno sul palco e rendendovi conto che sono gli unici al mondo in grado di farvi spostare da casa con così poche garanzie. ci sarò anche io. Staremo li per Champagne Supernova a cercare di capire se i due fratellini si danno prima un buffetto che degenera in uno schiaffo o se invece saranno gasati uno al microfono e l’altro alla chitarra anaffettivi come sempre. Ma sarà sempre e solo una storia di famiglia. Saremo lì per quella tensione che poi rende ogni loro nota così solenne, come fosse sempre l’ultima.

 

Ray Banhoff

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