Archivi del mese: luglio 2016

Gabriele Pasquinelli

Sapete perché è noioso parlare di letteratura? Perché è noioso.

La letteratura parte e basta dai libri ma poi germoglia nella testa della gente, serve a creare mondi, diventa un viaggio personale. Altrimenti non è letteratura, è lettura.

Il vero unico grande invincibile nemico della letteratura non é il decadimento del paese, nemmeno la gente ignorante e materialista, è il mercato. Il mercato è questa grande scorreggia mortifera potentissima che occupa tutto lo spazio e trasforma la lettura in letteratura. Il mercato crea modelli, stili e tendenze per quelli che interpreta come i gusti del pubblico. Il pubblico si assuefà, dopo un po’ mangerebbe anche un panino alla merda se glielo dessero, perché non ha scelta. Già è drammatico al giorno d’oggi scegliere di leggere un libro, come dice Houellebecq bisogna davvero amare poco la vita per leggere, se poi vai in libreria 99% delle volte ti scoraggi. Sempre gli stessi autori, sempre gli stessi pipponi. Perché mai devi leggere?

l’uomo solo, non solo ma con se stesso, trova la perplessità di cento o mille domande

Questa distorsione di pensare che sono scrittori solo quelli nelle librerie, anzi solo quelli di successo, taglia definitivamente le gambe alla fantasia. Tanti che magari non sarebbero Stephen King o McCarthy, in libreria non ci finiscono mai, ma non sfuggirebbero certo di fronte a Genna, Piperno, Moresco (anzi) e altri a caso.

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Questo è il cappello necessario per introdurre Gabriele Pasquinelli. Pasquinelli è un po’ più grande di me, un ragazzo della mia città che conosco di vista e per amici in comune più o meno da quindici anni. Quando ero ragazzino lo vedevo vestito da metallaro e su di lui giravano leggende, tipo che avesse visto il diavolo in fondo al letto e che si fosse presentato al pub ammanettato a un suo amico. Non ho mai saputo se fosse stato vero, mi sono anche scordato di chiederglielo, ma ai miei occhi Son tutti stati punti che hanno innalzato la stima in lui. La conferma che quel ragazzo aveva qualcosa da dire l’ho avuta per caso, quando in casa mia, ho trovato un suo quadro. Lo aveva dato a mia madre, che è amica di famiglia. Era piccolo, oscuro, potentissimo.

l’uomo non sta bene: ha se stesso. il mondo non sta bene: ha l’umanità

Poi niente, negli anni ho perso di vista Gabriele e su di lui ho avuto racconti frammentati. Sempre tramite mia mamma in casa ho trovato un suo libro: Sole Oscuro. Una raccolta di poesie, copertina nera, testi in rima, caratteri gotici: l’apice del metal. Ho letto qualche pagina, ho dovuto smettere. Troppo dolore. Morte, perdita, suicidio, depressione, amore. Venivano fuori così tanto che non riuscivo a continuare. Invece ho continuato e mi sono reso conto che erano dei buoni testi.

Ho cercato Gabriele e sono andato a casa sua. Era dimagrito un sacco, provato, segnato dagli ultimi mesi, dalla vita che negli ultimi mesi gli aveva tolto un fratello e dal dolore che ne era venuto fuori. Dal vivo Gabriele fa ridere, è spiritoso, ha un’ironia che purtroppo nei suoi testi è messa in ombra dal dolore, ed è una persona profonda. Sorridendo, da vero metallaro quando gli ho chiesto che farebbe se fosse presidente mi ha risposto che avrebbe ammazzato tutti. Ci siamo fatti una grande risata. Mi sembrava una frase d’amore detta così, da lui, che ha le sue ragioni per essere incazzato con la vita. Comunque gli piacciono gli Slayer, Baudelaire, Pessoa, Borges e anche Bukowski. Dice che il male è il mondo che ci circonda e che la fede è una cosa molto importante da avere. Quando gli ho chiesto chi sono i più grandi personaggi italiani mi ha dato una risposta che mi è rimasta in testa: non si conoscono. I poeti, secondo lui che cita Cristicchi, sono: apostoli di un dio che non li vuole.

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Comunque non troverete il suo libro in libreria, né tantomeno il suo sito perché non ce l’ha. Dovrete sbattervi, cercarlo su Facebook e chiedere a lui una copia. Forse manco lo farete, ma l’importante è che sappiate che là fuori c’è un mondo, che i libri e gli scrittori li potete trovare fuori dalla libreria, che la sorpresa la dovete trovare anzitutto dentro di voi.

Ecco tre testi tratti da “Ferite aperte” il suo ultimo lavoro

 

Lavoro

Lavoro / perso / vita / persa

vortice / uragano/ che ti illudi di farmi male?

sono io che ti distruggo / le tue vibrazioni / le tue folate

mi piego e non mi spezzo alle tue mosse azzardate

 

Insanità

con gratitudine, io ti ammazzo

perché non lo so

so solo che le presenze estranee mi infastidiscono

e la solitudine imperfetta

è quella dell’uomo solo, non solo ma con se stesso

trova la perplessità di cento o mille domande

 

Il mondo

il giorno: non sta bene, ha la pioggia

il ferro: non sta bene, ha la ruggine

il legno: non sta bene, ha i tarli

il marmo: non sta bene, ha il tempo che lo consuma

l’uomo non sta bene: ha se stesso

il mondo non sta bene: ha l’umanità

Ray Banhoff

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