Archivi del mese: settembre 2015

I Verdena

Un nuovo articolo longform in collaborazione con Rockit.
Cliccate qui sotto:

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o anche qui.
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Grazie speciali a Rockit, Fleisch Agency, Nora Bentivoglio, Marco Villa, Ilaria Zennaro, Alberto Gottardo, Luca, Alberto, Roberta e Marco Rosella (l’uomo che rende possibile tutto questo)

Ray Banhoff

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Il concept è il concept

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Inizia così. 18,21 di un giorno a caso, nel cuore della settimana. I soggetti in questione sono i fondatori di WNR. La comunicazione è quella classica tra i due: il brainstorming. C’è l’ispirazione, nasce il concept, poi nel flusso di coscienza creativo senza freni inibitori, il tutto prende forma.

poi piano piano…

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Il concept quasi non appartiene più a nessuno dei due oratori, è come una palla potentissima che viaggia nell’aria alla velocità della luce, loro al massimo lo possono rincorrere. È una cazzata, un progetto che i due vogliono realmente proporre? Chi lo sa.

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Ecco i risvolti sociali. Expo, Renzo Piano, i migranti. Il PROGETTO deve abbracciare TUTTO.

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Ed ecco quindi il concept fatto e finito. Questo è per farvi capire che a noi piace così. Non stressateci con le vostre minchiate. Adìos

Emilio Periferico

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Perché ho mollato True Detective 2

Molto semplicemente: sono due i motivi per i quali ho abbandonato la seconda serie di True Detective all’inizio della seconda puntata e nessuno dei due c’entra con discorsi da nerd seriali riguardanti la tecnica il montaggio la storia e tutte ste menate da segaioli che nei festival per i blog awards si divertono ad andare in giro insieme con la stessa tshirt. No. I motivi sono questi.

Uno. Gli escamotage narrativi mi hanno scassato la minchia. Con tutto il rispetto che posso avere nei confronti di Nic Pizzolatto, lo sceneggiatore della serie, io non ce la faccio più a sorbirmi scene come quella di Vince Vaughn disteso sul letto che guarda due macchie di umidità sul soffitto e da qui parte per un monologo in cui – con voce spezzata e occhi sgranati – racconta la storia della sua vita e dice a te telespettatore lobotomizzato il perché e il percome delle sue paranoie.

con discorsi da nerd seriali riguardanti la tecnica il montaggio la storia e tutte ste menate da segaioli

Quello di inquadrare un particolare (le macchie di umidità) e fargli fare da leva per scoperchiare paure, ansie, passato di un protagonista è un trucco tipico presente ovunque ormai. Nei film, nelle serie, nei libri. Prendete le biografie, da Open di Agassi a qualsiasi altra fortunata bio uscita in questi anni: si parte con un episodio e poi bum, flash back per ricominciare dall’inizio. Altro tipico esempio di stratagemma narrativo. Sa, sanno, di artificio, mi allontanano dalla verità. Fanno sentire un intervento autoriale di cui mi sono stancato. Beato chi questo filtro riesce a eliminarlo. Mille volte meglio Life di Keith Richards. Comincia con un episodio ma è un episodio quasi buttato lì. Un capitolo intero che non ti spieghi perché sia proprio lì, all’inizio, e poi pensi che la vita va così, è un flusso continuo e i momenti cardine non li scegli te, li capisci a posteriori. Il lavoro dell’autore è quello di individuarne uno e di renderlo simbolico e caricarlo di valore? Probabile. Per molti autori editori e produttori sicuramente. Per me è una via troppo battuta, troppo facile, troppo sicura ormai.

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foto Ban

Due. Sarà che una serie come True Detective va vista quando fuori piove e il mondo è buio e non quando c’è luce fino alle 9 di sera ma mi sono stancato anche di tutti sti personaggi che con la vita non hanno mai fatto pace e non fanno altro che propagare negatività su negatività. Proposito per il rientro: POSITIVITÀ. Circondarsi di persone positive. La positività è la migliore arma, di marketing e non solo. Questo agosto ho ascoltato bene l’ultimo di Jovanotti (davvero notevole come album, davvero notevole) e la canzone che si intitola Il Mondo è Tuo dice: in culo ai bulli e ai vittimisti, ai fondamentalisti. Prendete i politici: vince chi sa dare una visione, chi parla un linguaggio dove i NON sono pochi, dove i ma e i però sono delle eccezioni. Prendete i personaggi televisivi o gli sportivi: funzionano quelli che trasmettono ironia, follia, che comunicano carisma e una bella dose di umanità.

Apritevi, desiderate, che ha ragione chi sostiene che la volontà è categorica, e imperativa

Poi ci sono quelli sotto che fanno rumore, che reclamano un posticino in tribuna, che rosicano, che contribuiscono al caos. Ma queste sono le comparse, che ciancicano, commentano sui Social, fanno le parodie. Che trovano le giustificazioni. Il Mondo è di chi se lo prende, dice appunto Jovanotti. Di chi affronta le battaglie col sorriso, di chi fa ballare e divertire. Non di chi ha opinioni su questioni di cui in realtà ne sa un cazzo, niente, zero. Apritevi, desiderate, che ha ragione chi sostiene che la volontà è categorica, e imperativa, chi vi consiglia che deve essere il futuro a condizionarvi, non il passato, in culo agli psicologi. Ha ragione chi è felice: lo diceva Tolstoj. POSITIVITÀ, gente. Buon settembre, buon rientro.

@moreneria

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Ama il tuo nemico!

Sono mesi che abbiamo messo online WNR e mesi che le nostre foto vengono pubblicate senza nessun permesso da quotidiani nazionali e magazine. Prima Dagospia – che continua tranquillamente ma vabbè quasi ci sta – con le foto fatte a Massimiliano Parente, poi usciamo su un quotidiano e nemmeno li veniamo citati, mi pare fosse Libero. Per non parlare dei link. Il link non viene mai messo. In questi giorni una nostra foto di Andrea Dipré è su Venerdì di Repubblica. Se la sono presi senza citarci. Come ormai sempre succede, in Italia se esce un pezzo su Diprè, cinque volte su dieci la foto è presa da Write And Roll. Fino a che lo fa un blog ok chi se ne frega, ma il Gruppo Espresso…

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Vedete, non è un problema. Anzi da una parte è pure una soddisfazione perché significa che quello che facciamo funziona. Però ecco, noi già lo sapevamo che funzionava.

Il fatto è che questo ritratto di Diprè nessun photo editor lo avrebbe mai commissionato. È così duro, così potente, così lucido…ed è il lavoro di un gruppo di professionisti (noi) che sfocia nell’estro eclettico di Giorgio Serinelli, il fotografo, a cui facciamo un bell’applauso. Anche voi da casa, prego.

Noi non pubblicheremmo mai una foto di Repubblica, non per motivi etici, ma perché non ci serve. Non dice quello che diciamo noi.

Non siamo qui per dibattere su quanto sia ingiusto che il settimanale di uno dei più importanti quotidiani europei abbia pubblicato una nostra foto senza ne’ pagarci ne’ citarci. È che oggi tutto è così connesso/connettibile, ribloggabile, retwittabile, linkabile…che fa ridere. Diciamo che è una piccola prepotenza.

Beh per non essere malevoli potremmo dire che è stata una svista, magari un redattore in fretta e furia ha chiuso la pagina dimenticandosi di citare la fonte. Ma io non credo nel caso. Mai. Tutto succede per un motivo.

Se ci stessimo occupando di un crowdfounding per un progetto carino adatto ai social o se avessimo fatto un video virale che fa tanto ridere e viene condiviso da tutti, sarebbero venuti a intervistarci a casa. Ma noi siamo colleghi e in questo settore funziona così. Oltretutto siamo i colleghi un po’ sfigati perché siamo il web e il web tira meno, rende meno, conta meno. Questo per loro, quelli della carta stampata, che infatti annaspano tanto per la crisi si, ma delle idee. Questa mancata citazione svela qualcosa di più profondo, un non detto troppo rumoroso per non essere notato.

Questa foto è la nostra visione del mondo dell’editoria e dei media, è il nostro manifesto. Noi possiamo permettercela, non è un colpo di culo. Nel testo viene pure citata, con tanto di una motivazione che dimostra solo una cosa: chi l’ha scelta non l’ha capita. Si è scelta una foto con la classica cascata di spaghetti dalla bocca. Perché in fondo la pastasciutta sdrammatizza e ridimensiona tutto, ma non l’ombra che si staglia tra collo e orecchie del soggetto scrive Ceccarelli. Eh no! Proprio non l’avete capita voi che l’avete usata. Noi non volevamo sdrammatizzare niente, noi volevamo proprio indagare in quell’ombra.

Poter fare un ritratto come questo è il motivo per cui abbiamo aperto Write and Roll. Volevamo una rivista nostra che fosse diverse dalle loro, non la potevamo stampare e ci siamo fatti un sito. E siamo tutta gente che lavora nei media e che fa qui, nel tempo libero, quello che al lavoro non può quasi più fare: ovvero ci divertiamo. Noi non pubblicheremmo mai una foto di Repubblica, non per motivi etici, ma perché non ci serve. Non dice quello che diciamo noi. Sono foto vecchie, che parlano di cose noiose che non sono nella realtà, sono foto dei giornali…è la old school. È anche normale che un gruppo editoriale che ha speso anni, pagine, soldi, chiamato in causa filosofi, pensatori, economisti, sociologi, per parlare di precariato, crisi, fuga di cervelli, poi compia un torto nei confronti del figlioccio minore, il blog. Andrebbe chiesto a uno psicanalista cosa significa, ma succede ogni giorno la fuori. Succede alle elementari tra quello che fa la quinta e quello che fa la prima, succede al semaforo, in cassa a pagare le bollette etc.. Perché il mondo va così e la vita va così e chissà quanti cazzi hanno quelli dei giornali per starsi a sbattere per quelli dei blog. E giuro che lo capisco.

Tuttavia noi sarebbe stato bello essere citati, ci poteva portare nuovi lettori. Repubblica lo sa. Eppure…eppure non ce la fa proprio a fregarsene di quel figlioccio minore e un po’ incomprensibile, il blog.  Solo perché non lo capisce realmente.

Questo post chiaramente non è fatto per far polemica. Questo post potrebbe passare inosservato nella massa degli altri post. Oppure potrebbe essere l’occasione per iniziare qualcosa di bello assieme, che ne so anche un dialogo.

Ray Banhoff

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